domenica, marzo 27, 2011

 

Scelte etiche

A Bellinzona ferve il dibattito inerente l'ubicazione della nuova sede del Irb (Istituto di ricerche in biomedicina).
Alla decisione delle autorità comunali di collocarlo all'ex campo militare, per creare un'area con diversi servizi pubblici: scuole (medie, liceo e commercio), centri culturali (biblioteca ed archivio cantonale), sportivi (stadio e bagno pubblico), è stato interposto un referendum da parte di alcuni proponenti poiché alcuni ritengono che lo spazio dovrebbe restare verde ed altri perché in centri simili si fanno sperimentazioni sugli animali.
Come francescano - ho dichiarato in una conferenza pubblica - anch'io sono per il verde e sono animalista, usando però dei criteri di priorità, quindi dei criteri etici. Do quindi la precedenza ad una costruzione che occuperebbe pochi metri quadrati (un decimo del terreno verde esistente) piuttosto che ad un grande prato che oggi, quando piove, diventa una pozzanghera e che serve al massimo come posteggio selvaggio.
Sono a favore degli animali ma, dato che per il momento (speriamo per poco), certi esperimenti sono necessari al fine di debellare alcune malattie che distruggono vite umane, mi sembra etico sacrificare alcuni topolini senza farli soffrire.
L'etica è la scienza dell'equilibrio e quando la si applica al bene comune si chiama politica, cioè scienza che promuove il bene della polis (della città).
Per Bellinzona questo centro è un'occasione unica, si tratta di un ente di interesse internazionale con caratteri universitari. Perdere quest'occasione, per delle esagerate attenzioni ambientaliste e animaliste, mi sembra una di quelle forzature che possono nascondere altre motivazioni, consce ed inconsce, nei promotori del referendum. Forse questo fissarsi su aspetti importanti del bene comune (verde e animali), ma esasperarli, è segno della confusione esistente tra politica e partiti che facilmente affiora in campagna elettorale.

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domenica, febbraio 27, 2011

 

Politica machiavellica

Recentemente sono stato alcuni giorni in Italia e ho sentito insistentemente parlare delle diatribe politiche di questo paese. Voci solitamente non positive sul governo attuale e questo mi rattrista perché mi sento eticamente, culturalmente ed anche religiosamente (come cattolico e francescano) molto italiano.
Non entro in merito ai fatti, non spetta al semplice cittadino giudicare, soprattutto se è nazionalmente uno straniero.
Riconosco la presunzione d'innocenza a chiunque prima di una condanna, ma non posso che rattristarmi nel sapere che alcuni parlamentari hanno la fedina penale sporca, nell'assistere - tramite televisione - ad interventi infarciti d'insulti, nell'osservare deputati che passano senza vergogna da un partito all'altro, nel vedere sedute semivuote quando vengono trattati temi costruttivi e sedute affollatissime quando devono venir votate leggi salva-premier. Il governo poi difende a spada tratta comportamenti che la magistratura ha già evocato a giudizio, mentre qualche suo membro ha osato dichiarare che altri membri, appartenenti a correnti opposte, dovrebbero essere citati a tribunali internazionali.
Tutto questo avviene in un paese meraviglioso, ma con un alto tasso di disoccupazione giovanile, con stipendi da fame per operai e docenti, con un debito pubblico catastrofico. Inoltre m'indigna il fatto che anche movimenti cattolici appoggino simile governo e che la metà dei praticanti (secondo recenti sondaggi) siano pronti a rivotarlo.
Ma perché guardo fuori dalla finestra?
Perché non vorrei che avvicinandosi le nostre elezioni si prenda esempio da quanto politicamente e partiticamente capita fuori dai nostri confini. Di cose e persone da imitare in Italia ce ne sono moltissime; pensiamo al volontariato sociale, all'impegno culturale, ma non scegliamo come modelli la mancanza di etica e di pudore di qualche governante della vicina Repubblica, e stiamo attenti al pericolo di far scadere la politica in polemica.

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domenica, febbraio 20, 2011

 

C'è politica e politica

Da tempo si infittiscono gli incontri e gli scontri politici in vista delle elezioni cantonali. Nel Ticino, per il momento, vi è una pace invidiabile tra partiti e chiese e non saranno le elezioni che la romperanno. Ma stando a quanto pubblicato sulla rivista "Voce evangelica" (n. 2, febbraio 2011) nella Svizzera interna "Sinistra e destra (sono) contro le chiese".
La sinistra sarebbe rappresentata dai giovani socialisti che dichiarano: "Le chiese possono essere un valido partner nella lotta contro il razzismo, nella politica sull'asilo e a favore della giustizia sociale, ma il fatto religioso deve restare privato e lo Stato non deve favorire nessuna confessione".
La destra sarebbe rappresentata all'Udc nazionale che afferma: "Le prese di posizioni unilaterali e ideologicamente di sinistra dei rappresentanti delle chiese sono un pericolo per la tradizione occidentale-cristiana". Inoltre, il presidente dell'Udc rincalza: "Noi siamo consapevoli della cura con cui le chiese si occupano dei loro membri. Si tratta di un contributo importante per la società. D'altronde - e proprio per non mettere in pericolo questo impegno - l'Udc è favorevole a una netta divisione tra chiesa e stato". Come si vede le critiche sono simili, ma le ragioni sono diverse.
Personalmente ho sempre ritenuto che bisogna distinguere tra politica e partitica. È costitutivo per le chiese il fare politica, intesa come azione in favore della polis (della città), non è compito delle chiese immischiarsi nella vita dei partiti. Ma con la stessa rivista evangelica riteniamo che quando si relegano le chiese al solo ambito privato, escludendole dalla sfera sociale e politica di uno stato, per Willy Spiller (teologo cattolico e membro del partito socialista) "è in gioco la libertà di predicazione"; è impossibile, afferma questo teologo, epurare il messaggio cristiano da ogni aspetto politico, perché la lotta per promuovere valori come la giustizia, la pace, la salvaguardia del creato hanno spesso coinciso con il messaggio evangelico.

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domenica, ottobre 24, 2010

 

Machiavellici?

Mi è particolarmente piaciuto, in uno degli ultimi numeri de il Caffé, un articolo del mio dirimpettaio (come Dario Robbiani si chiamava quando scriveva sulla colonna accanto all'etic(hett)a) il prof. Angelo Rossi. Ivi l'illustre accademico stigmatizzava quei partiti che, per scopi elettorali, soffiano sul fuoco del razzismo che, purtroppo, è vivo in una percentuale troppo alta della nostra popolazione. Rossi portava come esempio la lotta contro i frontalieri dicendo, a chiare lettere, che i capipopolo di questi razzisti sanno benissimo che la nostra economia sarebbe in ginocchio se non avessimo non solo le loro braccia, ma soprattutto le loro persone che quotidianamente passano "la ramina". Questa fobia antifrontalieri è un chiaro esempio di partitica (ricerca del potere del proprio gruppo) che prevale sulla politica (bene della cittadinanza).
Di fronte a questo fatto, che non ho paura di definire aberrante, mi domando: una persona che vuole privilegiare in politica un comportamento etico come deve comportarsi? Disapprovare e distanziarsi da quelle pretestuose e faziose idee di simili partitanti (non possiamo definirli politici) è il minimo che possa fare.
Disapprovare è un dovere. Ma è mai possibile che queste persone, maestri di cattivi insegnamenti, non siano quasi mai tacciati come menzogneri? I cittadini semplici ed onesti devono sentire non solo altre campane, ma devono avere il coraggio di chiaramente e pubblicamente condannare chi inietta simili veleni nel tessuto sociale. Distanziarsi, perché una persona con senso etico (soprattutto un cristiano che vuole vivere la morale evangelica di fratellanza) non può militare in queste file senza etica e senza carità.
Qualcuno, a questo punto, mi sfodererà l'antico ritornello: "la Chiesa non deve fare politica". Frase assurda propria di chi, da sempre, confonde la politica (nobile arte del governare la polis) con quel tipo di partitica che ha di mira solo il partito, calpestando uomini e verità soprattutto quando le elezioni si avvicinano.
Ma speculare e fomentare istinti xenofobi per aumentare il potere del proprio partito non è aberrante?

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domenica, giugno 20, 2010

 

Politica nella polis

Domenica scorsa a Bellinzona si è votato per l’urbanizzazione di Pratocarasso. Il Municipio, dopo un lungo iter, ha presentato un piano. Diversi gruppi, per motivi anche diversi, hanno raccolto firme per un referendum.
Essendo parroco di questa zona, sono venuti da me sia i favorevoli al piano municipale, sia i contrari. A tutti ho detto che non prendevo posizione. Ai referendisti ho proibito di raccogliere firme sia fuori dalla chiesa, sia all’esterno del centro Spazio Aperto. Ma ai pro e ai contro ho offerto la sala del centro Spazio Aperto per un dibattito il più sereno possibile. Ne ho affidata l’organizzazione e la direzione al giornale locale, “laRegioneTicino”, proprio per non essere implicato di persona; ho poi seguito quasi tutto il dibattito. C’erano motivi validi sia dall’una come dall’altra parte.
Quello che mi preme dire in questa etic(hett)a è che un parroco deve essere parroco di tutti e non è bene che prenda posizione su problemi urbanistici, non è il suo compito. Questo però non vuol dire che un sacerdote non deve fare politica. Credo di aver fatto politica in tutta la mia vita; per politica intendo quella parte dell’etica che si interessa ai problemi sociali, cioè della polis. Ma ci sono problemi di natura tecnica che facilmente dividono la popolazione e dentro i quali è facile che si nascondano anche interessi privati, forse legittimi. Ecco perché un parroco deve rimaner fuori da queste tensioni, non è il suo compito indicare se l’urbanizzazione di un quartiere va bene o se è meglio farla in un modo diverso. Per questo di fronte al risultato mi sento libero. È chiaro che se un giorno sarà approvato un altro progetto, come hanno optato i referendisti, sarà compito della parrocchia dare il benvenuto a tutti presentandosi, scusandosi con coloro che non si riconoscono come cattolici, e rendendo tutti a conoscenza dell’esistenza di un centro di socializzazione (Spazio Aperto) al quale chiunque può accedere indipendentemente dalla fede religiosa, dalla nazionalità, dalla lingua e dalla militanza partitica.

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domenica, aprile 11, 2010

 

Candidati poco candidi

Questa domenica si chiama “In albis” (in bianco), non perché qualcuno è andato “in bianco” (non ha raggiunto lo scopo), ma perché anticamente coloro che venivano battezzati la notte di Pasqua e rivestiti durante quel rito di un abito bianco per significare il candore della loro anima, in questa domenica lo deponevano e si rivestivano gli abiti normali. Per sette giorni erano “candidati” (in veste candida). Oggi la parola “candidato” è legata non alla liturgia, ma alla politica (anzi, alla partitica); tutti sanno che si chiama candidato chi è proposto a determinate cariche politiche, rigidamente suddivise secondo la forza numerica dei partiti. A proposito di partiti, lo spettacolo che stanno dando nel nostro paese non è eccellente. Posso sbagliarmi, ma l’avvicinarsi delle elezioni, quindi della formazione di liste con i nomi dei candidati crea spaccature interne da tempo esistenti, ma ora platealmente manifeste.
Si può applicare almeno ai partiti storici ticinesi (non alla Lega che è monarchia assoluta come il Vaticano) quello che un mio ex allievo di religione, il sindaco di Giubiasco Andrea Bersani scrisse su un quotidiano qualche giorno fa: “La divisione (nel suo partito) è un peccato; peccato davvero. Il dramma, oltretutto è che questa continua recita da scuola dell’infanzia non giova a nessuno...”.
Non giova al paese che si attende dibattiti, fatti, politica e non lacerazioni e beghe partitiche. I partiti che portano avanti le proprie idee nel rispetto e nel confronto di quelle altrui sono la locomotiva del paese, quelli invece che si dividono nel loro interno per occupare coi propri “sederi” tutte le possibili sedie a disposizione sono il freno del paese.
Lo dice uno che ritiene di aver sempre fatto politica, senza essere mai iscritto (come è costume dei frati cappuccini) a nessun partito.

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domenica, novembre 15, 2009

 

Minareti svizzeri

Stiamo avvicinadoci ad una votazione che vorrebbe proibire in Svizzera la costruzione di minareti. Per la verità non c’è una enorme richiesta, nel nostro paese ne sono stati realizzati, fino ad oggi, solo quattro e le domande in tal senso non paralizzano gli uffici che rilasciano la licenza di costruzione.
A promuoverla è lo zoccolo duro dell’Unione Democratica di Centro spalleggiata da coloro che si chiamano cristiani, ma sono gli ultra conservatori dell’Unione Democartica Federale, un partito che di cristiano non ha nulla, anzi è decisamente anti-cristiano. Quindi, come cattolico, sono contrarissimo a questa idea, per rispetto verso un’altra religione monoteista come l’islamismo, con il quale ho sempre mantenuto ottimi rapporti qui nel Ticino: momenti di preghiera nella chiesa del Sacro Cuore a Bellinzona e tavole rotonde al Centro Spazio Aperto, sia in paesi islamici. Ricordo con riconoscenza il permesso che fu accordato ad un gruppo della mia Comunità di entrare e pregare nella grande moschea di Damasco, la terza del mondo islamico dopo quella de La Mecca e di Gerusalemmme, dove loro veneravano la tomba di Giovanni Battista.
È triste che si strumentalizzi la religione per imporre le proprie idee xenofobe e guerrafondaie. D’altra parte anche non lontano da noi (ed anche in casa nostra) ci sono partiti che sviluppano strane idee su terreni cattolicissimi.
Nello stesso giorno vi è un’altra votazione: l’iniziativa che vuole proibire l’esportazione delle armi. Anche questa iniziativa propone un oggetto etico. È assurdo che una nazione che si dice neutrale, esporti armi che - contro le disposizioni legali - servono per far guerra. Come ragione per respingere questa iniziativa s’invoca il fatto che resterebbero a casa 2000 operai, oggi impiegati nella costruzione di armi. Bisogna aiutarli a trovare un posto. Attenzione che il fine (lavoro) non giustifica i mezzi (costruzione di armi). Inoltre sarebbe come dire: non possiamo abolire la pena di morte perché il boia resterebbe disoccupato.

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domenica, maggio 24, 2009

 

Stranieri e politica.

L’Italia si è dotata di nuove leggi per combattere l’entrata e la residenza di stranieri ritenuti pericolosi. Queste leggi, per chiunque sia dotato di buon senso (o naso), puzzano di xenofobia. La cosa non dovrebbe interessarmi perché non è lecito criticare la politica di un altro stato sovrano; invece mi interessa eccome! Prima di tutto perché lede i diritti di innocenti che scappano da nazioni che non garantiscono il minimo di sicurezza, né economica (fame), né fisica (prigionie arbitrarie). In secondo luogo perché queste leggi sono state volute, promosse e votate, soprattutto da un partito che ha lo stesso nome e lo stesso spirito di una formazione politica ticinese. Ma la Lega italiana non sarebbe mai riuscita a fare varare queste leggi se non fosse sostenuta da altri partiti di destra. Ora questi partiti si presentano come difensori della famiglia (ed i loro leader sono le persone più adatte, perché di famiglie ne hanno più di una), sono i paladini della sacralità della vita (ma se poi, sui barconi che forzatamente devono ritornare c’è qualche bambino che muore, è una bazzecola). La coerenza in loro non sembra risplendere.
Eppure hanno votato queste leggi anche deputati che si dichiarano cristiani appartenenti a movimenti e gruppi di chiara matrice cattolica.
Per fortuna la Cei (Conferenza episcopale italiana) che altre volte (almeno nei suoi vertici) si è dimostrata molto legata agli attuali partiti di governo, in questo caso ha fatto sentire la sua voce preoccupata perché queste leggi, invece di promuovere l’integrazione degli stranieri, promuovono la loro espulsione anzi la loro persecuzione.
Chissà perché questi partiti, movimenti, gruppi sedicenti cristiani non si ricordano delle parole di Gesù: “Qualsiasi cosa avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatta a me”; o delle altre: “Ero forestiero e mi avete accolto!”.

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domenica, aprile 19, 2009

 

Politici senza veste bianca

Questa domenica si chiama “in Albis”, più precisamente “in obis depositis” cioè per la deposizione delle vesti bianche, perché era il giorno in cui coloro che avevano ricevuto il battesimo la notte del Sabato Santo, e durante quella cerimonia erano stati rivestiti di tuniche bianche (albis), le deponevano per riprendere i loro normali vestiti.
Oggi per il battesimo degli adulti è ancora possibile questa vestizione, ma non si può pretendere che per una settimana portino vestiti bianchi da deporre in questa domenica. Quando si battezzano bambini resta l’imposizione di una vestina bianca al termine della funzione.
Ma il cambio della veste liturgica mi dà l’occasione di ricordare tanti altri cambi di casacche e vestiti di vario tipo. Nel campo politico per esempio. Già nel secolo scorso un intelligente sacerdote ticinese aveva scritto un interessante romanzo dal titolo “Il volta marsina”, per denunciare la corruzione politica che, con bustarelle, faceva cambiare partito nel giorno delle votazioni.
Attualmente questo cambio di partiti avviene molto meno per soldi, ma per motivi personalistici. “Mi piace il sindaco, voto per lui. Non mi piace, non lo voto”. E così si dice per i Consiglieri di Stato, per i deputati, ecc.
Molti non votano più per convinzione, seguendo un’ideologia, fedeli ad uno schieramento, ma per convenienza: se voto quello mi favorirà, questo non lo voto perché mi ha fatto uno sgarbo. La colpa di questo malandazzo politico è anche dei partiti che non sono più (o non promuovono più) scuole di formazione politica, ma sono troppo occupati a risolvere i gravi problemi interni che generano crisi laceranti. I partiti storici nelle loro file, raggruppano persone con ideologie troppo diverse. Una formazione (non storica), lega a sè i sempre malcontenti con un populismo di bassa lega. Un altro partito sarà forse unito, perché più a destra di così non si può. E poi ci si lamenta che i giovani disertano le urne e che crescano le schede senza intestazione!

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domenica, gennaio 25, 2009

 

Uccellacci e uccellini

Chi sono quei neri uccelli rapaci che cercano di dilaniare quella povera, inerme Svizzera? Hanno l’occhio torvo e cattivo, il becco acuminato e aggressivo, le zampe ben piantate per avere la necessaria forza di distruggere l’Elvezia. Ma chi sono? Sono gli stranieri. E cosa vogliono? Abusare della nostra patria. Ecco i pensieri che mi frullano in testa ogni volta che vedo questo cartellone pubblicitario che sprizza da tutti i pori odio, violenza, aggressività, pregiudizi, falsità.
Sì, soprattutto falsità, perché chi sparge questo odio non tiene calcolo che il lavoro degli emigranti garantisce lo sviluppo, che gli accordi sono necessari per la nostra crescita, che politicamente non si può rischiare di fare un passo indietro, che il Paese ha bisogno dei mercati stranieri, che accordi come questi sono molto vantaggiosi per le zone di frontiera. Ecco cosa dicono i sindaci delle maggiori città svizzere. Ed io cosa dirò? Come uomo ripeto quello che dicono loro. Come cristiano dico con chiarezza che un voto contrario va contro la mia fede, contro la parola di Cristo, contro il vivere cristiano, contro il precetto fondamentale della mia religione: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”. E come frate (fratello) dico che questa “politica” dell’amore è la caratteristica di un altro frate (fratello) che ho preso come modello, Francesco d’Assisi.

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domenica, giugno 15, 2008

 

Gli esami non finiscono mai

Devo iniziare questa Etic(hett)a con un’errata corrige. Nel pezzo della scorsa domenica avete letto: “Le due votazioni della scorsa domenica hanno comunque un denominatore etico comune che si chiama “socialista responsabile”. Oibò! Una persona che non appartiene a nessun partito non può scrivere “socialista responsabile”, ma “socialità responsabile”.
Per la verità anch’io ho un partito, quello della cultura, al quale appartengono anche diversi deputati del nostro Gran Consiglio, pur militando in partiti tradizionali e assolutamente laici, fra i quali voglio espressamente citare: Edo Bobbià (liberale) e Chiara Orelli (socialista). Quest’ultimi, alcuni giorni fa, in occasione della concessione di sussidi statali per i restauri del santuario della Madonna del Sasso, hanno esortato il Legislativo a concederli proprio in nome dell’importanza artistica e storica, quindi secondo la valenza culturale. Bobbià e Orelli non sono membri di qualche congregazione cattolica-mariana, ma sono persone colte, intelligenti e sensibili.
Ma durante quella seduta, vi è stato uno sfoggio di incultura e insensibilità. Lo ha dato Boris Bignasca, il “Nanetto” (non solo perché figlio del Nano), che ha negato, a nome strettamente personale ma trascinando i suoi (Lega), questi sussidi. Negazione sostenuta da motivi che denotano una profonda ignoranza, inammissibile per chi ha parola nel massimo consesso politico del Cantone. Al Nanetto bisogna ricordare quanto segue:
1 Il complesso della Madonna del Sasso nel 1848 è stato incamerato (rubato ai frati legittimi proprietari) dal Governo di allora, ora è suo ed è giusto che provveda.
2 I Cappuccini nel 1967 hanno avallato questo incameramento tramite una convenzione, firmata per i frati dal sottoscritto, con la quale i Cappuccini si sono impegnati a sostenere le spese ordinarie, mentre lo Stato proprietario si è preso a carico le spese straordinarie.
3 Il santuario e il complesso conventuale fanno parte dei “Sacri Monti”, monumenti tra i più significativi del nord Europa e , in quanto tale, ha un valore storico-artistico-culturale internazionale.
4 Il vescovo non è mai stato proprietario del santuario, bensì i francescani. Confondere diocesi e ordini religiosi è un altro segno d’ignoranza.
5 Nel complesso del Sasso oltre a monumenti artistici, firmati da grandi nomi (uno per tutti il Bramantino), vi sono opere importanti di artisti ticinesi (statue del Silva, deposizione di Antonio Cisari).
6 È uno scrigno di doni degli emigrati ticinesi, quindi è un monumento alla storia della nostra emigrazione.
7 Per i cattolici (e sembra che il Nanetto si professi tale) è uno dei luoghi di culto più importanti del nostro paese.
A Boris Bignasca il detto: “Un bel silenzio non fu mai scritto”.

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domenica, giugno 08, 2008

 

Di nuovo politica

Non ricordo di avere avuto una reazione di gioia tanto forte dopo una votazione come quella di domenica scorsa. Sono stato veramente soddisfatto dell’esito negativo per gli sgravi fiscali e per la bocciatura delle nuove difficoltà che si sarebbero volute introdurre per gli emigrati.
Per la prima votazione la mia soddisfazione non è dovuta solo al fatto che non mi attendevo un risultato così netto, nemmeno al fatto - pure importantissimo - che non si sono sottratti soldi allo Stato, ma soprattutto al fatto che il popolo ticinese ha dato prova di senso di responsabilità e quello svizzero di ospitalità.
Con l’aria che tirava il risultato non era scontato, infatti con una Lega cantonale e una Udc nazionale col vento in poppa, non mi aspettavo un voto così chiaro.
Le due votazioni hanno comunque un denominatore etico comune che si chiama “socialista responsabile”. Lo ha la votazione sugli sgravi fiscali che voleva arricchire i ricchi e dare le briciole ai poveri. Lo ha la votazione “Per le naturalizzazioni democratiche” che voleva chiudere ancora di più la porta agli stranieri rendendo sempre più difficile l’integrazione anche per chi lavora con noi e per noi.
La Lega - come è nel suo stile - medita vendetta o almeno ripicca. Ma da chi ha un animo facile agli insulti, difficile al dialogo, non ci si può aspettare altro. Comunque il popolo, al quale la Lega facilmente si appella, gli ha in maggioranza risposto che non ha affittato il cervello in via Boglia a Lugano. Forse ci sarà qualcuno che in buona fede ha votato per la riduzione fiscale, credendo ancora che la stessa porti nuove imprese. Crederemo a questa buona fede quando conosceremo nome e cognome delle imprese che hanno arricchito il Ticino dopo gli ultimi sgravi fiscali. L’Udc nazionale la vendetta l’aveva già consumata espellendo l’Udc grigionese dal partito nazionale. Chi nel proprio nome ha il termine “democratico” si è dimostrato molto coerente! Ma dalle ultime notizie sembra che ci siano fior di Consiglieri federali che voltano le spalle a Blocher, come il nostro Consigliere di Stato - questa volta - le ha voltate a Bignasca. Queste autorità indipendenti hanno senso etico, perciò meritano la loro parte di lode di questa Etic(hett)a.

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domenica, giugno 01, 2008

 

Ancora politica


Con il ballottaggio per i comuni sono – finalmente – terminate le elezioni. Una constatazione sotto gli occhi di tutti è che questi incontri-scontri hanno manifestato la crisi dei partiti storici e il proliferare dei movimenti, ritenendo movimento anche le liste civiche. Credo che sulla crisi dei partiti possono essere molto preoccupati i rispettivi comitati e presidenti.
Non credo che queste mie parole possono aiutarli, ma un pensiero che parte da un esterno (non ho mai fatto parte di nessun partito), non estraneo (ho sempre cercato di fare politica intesa nella sua dimensione etica) può sempre essere utile. Secondo me i partiti storci ticinesi non hanno più un’identità precisa. Esemplifichiamo: il partito di maggioranza, già nel nome, esprime la sua doppia corrente, liberale-radicale, e fra i suoi esponenti si trovano persone che – almeno sulla socialità – hanno posizioni assolutamente diverse. Come fa un giovane a scegliere quel partito che contiene uomini così socialmente profilati in modo opposto? Per un candidato, il nostro giovane, si sente di votare perché ne condivide le idee, ma da un altro dello stesso partito, presente nella stessa lista, non si sente rappresentato e quindi non vuole votarlo. Ricorre quindi alla scheda senza intestazione. Lo stesso dicasi per il partito Popolare Democratico con la sua ala cristiano sociale e l’altra, non dichiarata, ma fortemente di destra. Il partito socialista sembra più omogeneo, ma quando ho saputo che nelle ultime elezioni ci sono stati suoi membri che hanno votato Lega o Noce, ciò significa che anche in quel partito non vi è un’identità unica. Tutto ciò sta capitando nella prossima votazione sugli sgravi fiscali, vero disastro finanziario per le casse cantonali, diviso fra chi vuole favorire i ricchi e chi vuole mantenere l’aiuto ai poveri.
Che fare? Evidentemente non ho una ricetta che prepari un cibo sopportabile. Ma se le persone, più profilate a destra o a sinistra di ogni partito, cercassero aree più rispondenti alla loro ideologia politica, le compagine partitiche diventerebbero più omogenee con una identità migliore.
Qualcuno dirà: che ingenuo! Lo so, ma a tutti è permesso sognare.

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domenica, maggio 25, 2008

 

Politica e sport

L'ACB è tornata in A (preferisco la vecchia formula, agli inglesismi). Come tifoso, poco presente per altri impegni, specie domenicali, ne godo e formulo gli auguri di buona e lunga permanenza nella massima categoria.
Unica condizione perché la mia stima permanga e aumenti: nessuna violenza da parte dei tifosi. Se ci fosse chi sgarra, caro presidente Morelli, massima severità.In ciò la nostra squadra sia esempio per tutte le squadre svizzere; si lasci alle forze dell'ordine arginare i violenti che giungessero dove giocherà il Bellinzona.
M a dove giocherà? Dopo la partita dell'ascesa si è subito parlato di un campo cantonale o almeno regionale. Non sono competente per esprimermi in merito. Posso solo ripetere quello che molto saggiamente ha detto la nostra ministra delle Finanze, Laura Sadis. Questo desiderio è irrealizzabile se passa la votazione sugli sgravi fiscali. Ma quanti altri progetti nel campo educativo, sociale, culturale saranno irrealizzabili? Peggio ancora: quanti tagli in questi campi saranno necessari? Ho visto la lista di chi sostiene gli sgravi fiscali; oltre ai leghisti-populisti, fior di avvocati, professionisti, banchieri, tutta gente con i piedi ben al caldo. Non vi ho trovato operatori sociali, docenti, commesse, operai delle officine. E questo, per me, la dice lunga. Non ho trovato coloro che secondo i promotori dell'iniziativa lineare dovrebbero essere avvantaggiati. Ma ci prendete per ingenui? Sarà avvantaggiato chi ha di più, quindi dovrebbe pagare di più e vuole pagare di meno.
Questo modo di agire è antisociale e per me anticristiano, nonché - ritornando al tema iniziale - antisportivo. Quindi educatori, operatori culturali e sociali, sportivi, contrastate simile menzognera iniziativa. Dunque "Forza Bellinzona" ma anche "Forza socialità, forza educazione, forza cultura" e abbasso quell'egoismo che rende i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.

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domenica, aprile 27, 2008

 

Politica


Terminato l’anno delle votazioni, (Cantonali, Nazionali, Comunali), speriamo che s’inizi a fare politica. Qualcuno mi dice: ma come, ancora più politica di quella che si è fatta in questi mesi? Ingenuo; è da tempo che non si fa politica, si fa solo propaganda partitica. Prendiamo le ultime votazioni; i singoli partiti, nei singoli comuni avranno fatto dei programmi politici, ma chi li ha presentati, chi li ha conosciuti? Per questo il popolo è deluso dai partiti e lo dimostra in tre modi:
La bassa partecipazione al voto. Se votare vuol dire eleggere Tizio piuttosto che Caio, e non sostenere un progetto politico, chi me lo fa fare?
L’aumento delle schede senza intestazione. La non fiducia nei partiti ha per conseguenza la non identificazione negli stessi.
L’aumento dei consensi ai “non partiti” come la Lega, che si dichiara “movimento” e che propone essenzialmente solo due temi populisti: diminuzione delle tasse, espulsione degli stranieri.
Senza parlare delle aberrazioni già denunciate, come la non accettazione della elezione democratica al Consiglio Federale di Eveline-Widmer-Schlumpf con la richiesta dell’espulsione dell’Esecutivo sostenuta anche dall’Udc ticinese, chiaro esempio di preferenza e sostegno al proprio partito piuttosto che alla politica nazionale.
Qualche spiraglio di luce c’è stato anche in queste ultime votazioni comunali. In alcuni comuni sono entrati diversi giovani specie nei legislativi. Auguri agli eletti, ci fate ancora sperare! Soprattutto se sarete capaci di collaborare con giovani consiglieri di altri partiti. Ho saputo - per esempio - che i giovani consiglieri Ppd e Plr di Bellinzona hanno brindato insieme la loro elezione. Buon inizio.

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domenica, marzo 16, 2008

 

Lavoro e politica

Ho sofferto per i fatti dell’Officina di Bellinzona perché molti lavoratori della stessa abitano entro i confini della mia parrocchia. Di alcuni ho benedetto il matrimonio, battezzato i bambini, e ogni anno faccio la prima comunione e la cresima ai loro figli, ho sepolto i loro genitori magari operai anch’essi nella stessa Officina.
Li ho visti entrare parecchie volte incolonnati e ho spesso immaginato il loro duro lavoro. Domenica scorsa durante l’Eucarestia con l’intera Comunità ho pregato per loro. Ma non ho partecipato a nessuna manifestazione anche se le sirene con la loro voce stridula mi hanno più volte chiamato.
Perché?
Non me la sono sentita di aderire a cortei che avrebbero dovuto essere tenuti anni fa. Infatti questo risultato poteva essere previsto da oltre un decennio, e nessuno si è mosso. Si è dato spago ad una politica liberista, nessuno l’ha veramente valutata nel suo impatto nazionale e regionale, ed oggi ci si mobilita perché si stanno raccogliendo i frutti “mortiferi”. Dove erano le nostre autorità e chi ha votato i paladini di questa politica? Adesso tutti in piazza con il pericolo di cadere nella tentazione del “c’ero anch’io”, e di darsi visibilità perché le votazioni comunali sono vicine.
Vedo striscioni e frasi che cavalcano manifestazioni di carattere populista. È giusto esprimere il proprio dolore per delle famiglie rimaste senza lavoro, ma sarebbe stata più necessaria una progettazione tempestiva e innovativa per parare i colpi di uno scenario-annunciato. Si spera solo che, terminati i momenti emotivi, inizino gli studi costruttivi. Delle idee ce ne sono, i bisogni non mancano, è necessario che dopo aver assicurato ai disoccupati il necessario lavoro non lontano dalle loro famiglie, politici e tecnici affrontino seri progetti che non possono essere quelli del ritorno al passato, ma aperti ad un rinnovato avvenire.

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domenica, ottobre 28, 2007

 

Elezioni e politica

Ho seguito con un certo interesse le trasmissioni della Tsi sul risultato delle elezioni federali con un brillante Michele Fazioli che, alla vigilia di lasciare la poltrona di responsabile dell’informazione, ha dimostrato tutta la sua professionalità. Da più parti in queste trasmissioni ci si è lamentati che nella campagna elettorale si è parlato poco di politica e troppo di partiti e dei loro candidati. Altro lamento, meno della metà degli aventi diritto è andato a votare, così abbiamo le due camere federali elette da una bassa percentuale di cittadini, quindi di per se poco rappresentative.
Non approvo l’astensione al voto anche se io sono fra quelli che non partecipano alle elezioni. Non mi sento in colpa, nemmeno in contraddizione. Non eleggo per motivi superiori, tenendo ferma una tradizione che vedeva nei frati cappuccini dei “fratelli” di tutti e perché ci tengo ad essere sciolto da qualsiasi nodo partitico. In cambio ritengo comunque di fare politica, cioè d’interessarmi del bene comune della mia Patria, del mio Cantone, della mia Città.
Non credete che fra il modo di fare campagna elettorale (questa volta modo negativo) e l’astensione del voto ci sia una relazione? Per me esiste. Se i partiti si arroccano in se stessi, se sono l’uno contro l’altro armati”, non possiamo meravigliarci che tutti coloro che desiderano una politica di ampio respiro e un dibattito chiaro, ma pacifico, non li sostengono e non votino nessuno dei loro candidati.
Devo poi disapprovare quel partito che ha esortato a votare l’unico suo candidato al Consiglio degli Stati. Ha preferito la persona al Cantone che, fortunatamente come tutti gli altri Cantoni, ha due rappresentanti nella Camera alta. Quel partito - che nel suo nome ha il termine “democratico” - poteva sostenere il proprio candidato (ci mancherebbe), ma non insinuare che la scheda dei propri aderenti doveva privilegiare un solo nome. Resta chiaro che non ce l’ho coi partiti; se qualche volta li critico - come d’altronde faccio con la Chiesa - è perché li ritengo necessari e migliorabili.

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domenica, aprile 15, 2007

 

Ancora politica


Da quindici giorni sono passate le elezioni cantonali, ora è il tempo di pensare e parlare di politica. E iniziamo con una domanda: vale veramente la pena impegnarsi nella politica?
Prima di rispondere poniamoci una seconda domanda dalla quale dipende la risposta alla prima: dove tende l’azione politica, intesa come dinamica costruttiva di una società e non solo come arte degli equilibri, o - peggio ancora - come terreno di conquista dei vari partiti?
Per me, la politica deve tendere al bene della “polis” del Paese, e questo bene lo si raggiunge puntando non sulle divisioni, ma sull’unità. Ecco perché bisogna parlare di concertazione, di discussioni prive di preconcetti, di sedersi al tavolo pronti soprattutto ad ascoltare e solo dopo a parlare.
Che tristezza assistere alle trasmissioni televisive che ci portano in casa sedute parlamentari dove si vedono deputati che chiacchierano, leggono, scrivono e non ascoltano. Oltretutto che cattivo esempio.
Assistetti ad una sola seduta del nostro Gran consiglio parecchi anni fa, in tribuna. Vi era una classe di scuola superiore. Quei ragazzi mi espressero il loro sconcerto per lo spettacolo a cui assistevano.
Uno mi disse: “Se a scuola ci comportassimo così!…”.
Ma non ho ancora risposto alla prima domanda, se vale ancora la pena impegnarsi in politica. Lascio la parola al Cardinale Carlo Maria Martini: “Vorrei dare una risposta che forse è un po’ ardita ma tuttavia è radicale. Se non giungiamo ad una visione completativa della politica, difficilmente riusciremo a dare una risposta di valore assoluto di questa domanda. Daremo risposte di utilità, di comodo, di necessità, di urgenza e mai però di volere assoluto, mai una risposta che ci sostenga nei momenti più difficili di questo impegno politico, pieno di ambiguità e di tranelli. È necessaria una visione altissima della politica, cioè una visione completativa che abbia sempre e solo di mira il bene comune”.

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domenica, aprile 01, 2007

 

Auspici di politica nostrana

Etic(hett)a da Il Caffè 1.4.2007

Quando parecchi lettori di questo settimanale leggeranno questa Etic(hett)a non conosceranno ancora i risultati delle elezioni per il Consiglio di Stato. Tireranno comunque un sospiro di sollievo perché sarà terminata un’infinita campagna durante la quale, più che idee, si sono viste facce. Forse non abbiamo mai avuto una campagna elettorale con tante visibilità e, per il Consiglio di Stato, penso che stia ad indicare una difficoltà di convincere il cittadino a rieleggere tutti i vecchi membri che in corpore si ripresentano. Si parla di un governo fotocopia e di ciò molti sono preoccupati, arrivando ad augurarsi che, se così fosse e se i cinque non troveranno un miglior accordo di quello manifestato nella scorsa legislatura, la voce dovrebbe ripassare al popolo che costituzionalmente può cambiare governo.
Ma c’è la previsione contraria che nessuno venga rieletto.
L’abbiamo sentita l’altra sera alla Tsi durante la disputa dei presidenti di partito. Si affermava che non è sicuro Luigi Pedrazzini, tallonato dal cugino Alex. Non è sicuro Marco Borradori, per la debolezza del suo partito. Non è sicura Marina Masoni, confrontata con Laura Sadis. Non sono nemmeno sicuri i due che sembrano più sicuri: Gabriele Gendotti, che potrebbe essere lasciato a casa dalle due donne del suo partito ed anche Patrizia Pesenti, per la lotta fra due uomini del suo partito, quello voluto e quello non voluto dalla dirigenza.
Scenario apocalittico?… Speriamo di no.
Comunque coloro che saranno eletti dovrebbero prima fare un seminario di dinamica di gruppo durante il quale, a mio avviso, dopo aver detto l’uno dell’altro tutto quello che pensano, dovrebbero insieme riflettere su cinque punti prioritari, uno per dipartimento:
1. Il degrado territoriale che minaccia la salute di tutti.
2. La crisi dell’attuale scuola media che spompa i docenti e non fa crescere gli allievi.
3. La situazione finanziaria di molte famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese.
4. La violenza e le poche forze concesse per combatterla.
5. L’aumento delle spese sanitarie sia per l’ente pubblico come per i privati.

A tutti, chiunque siano, buon lavoro.

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domenica, marzo 18, 2007

 

Etic(hett)a politica


Da esterno non estraneo mi fanno una certa impressione le cronache sui congressi o riunioni al vertice dei partiti ticinesi. Mi sembra che l’unica preoccupazione sia quella dei seggi e non quella dei programmi. Ma forse è difficile, se non impossibile, fare dei programmi chiari, determinati, con scelte sociali economiche precise, per partiti (almeno quelli storici) divisi nel loro interno: liberali-radicali, conservatori-ala cristiano sociale, social-democaratici-socialisti puri e duri. E sorvoliamo sulle questioni delle candidature. Tutti e tre questi partiti hanno delle eccellenti grane interne, con candidati l’uno contro l’altro armati.
Chi se ne avvantaggia è il partito della scheda non intestata che, stando ai sondaggi pubblicati da questo settimanale, è quello che - al momento attuale - raccoglie parecchi consensi. Certamente sarà un voto di protesta contro oligarchie partitiche e direzioni non attenti ai sentimenti della propria base.
Ma sarà anche lo sfizio che un votante vuol provare nel tentare (almeno una volta) di farsi il proprio Consiglio di Stato (parlo solo dell’Esecutivo) cercando di favorire, fra i candidati a disposizione, quelli che per mille motivi il singolo elettore preferisce: i più bravi, i più belli (belle), i (le) più eleganti, i più colti, i più parlatori e forse… anche i più preparati.
Chi sa se a qualcuno verrà in mente di fare il “Toto Consiglio di Stato” premiando uno o più schede senza intestazione che hanno indovinato tutti e cinque i futuri ministri?
Scherzi a parte, questa crisi dei partiti si inserisce nella preoccupante crisi che tocca tutte le istituzioni: stato, famiglia, chiesa, scuola ecc.
Occorre un supplemento di socialità, o se più vi piace di spirito comunitario, perché la crisi delle istituzioni ha le sue radici in un individualismo esasperato. A furia di parlare di “diritti della persona” abbiamo dimenticato i “doveri dovuti alla società”, cioè cosa la persona deve dare allo stato, alla chiesa, alla famiglia, alla scuola ecc… perché queste possono essere ciò che devono essere.
Pensieri di un esterno non estraneo alla politica in quanto crede che, malgrado tutto, sia parte dell’etica.

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