domenica, ottobre 10, 2010

 

Evoluzione della famiglia e della socialità

Tempo fa il Fondo Nazionale Svizzero ha licenziato un rapporto o meglio uno studio che dimostra come, in realtà, nel nostro paese, vi è una solidarietà intergenerazionale molto buona.
Questo non può fare che piacere; giovani ed anziani si integrano e si aiutano a vicenda. Ciò che in questo rapporto non mi piace è quando afferma: è sbagliato credere che bisogna aumentare il tasso di natalità dagli attuali uno a due figli per assicurare, a lungo termine, una stabilità della popolazione, perché maggiori nascite comporterebbero maggiori oneri sociali per la collettività che, oltre a doversi occupare degli anziani, dovrebbe sopperire ai bisogni dei bambini e dei giovani.
Quindi un invito al figlio unico o quasi e per motivi di natura prettamente economica.
Non si chiede al Fondo Svizzero di fare un'analisi di tipo pedagogico, però sta di fatto che il figlio unico non crea quei nuclei familiari capaci di educare i propri figli con forza socializzante. Senza questa educazione sociale i giovani non saranno capaci di preoccuparsi degli anziani come si meritano.
Gli anziani, sempre secondo lo stesso studio, si sono dedicati per anni ai figli, ora è richiesto loro di dedicarsi ai figli dei figli - i nipotini - perché i genitori lavorando entrambi dovranno per forza lasciare ai nonni la cura dei loro pargoli.
Nelle famiglie di un tempo erano i fratelli e le sorelle maggiori che si dedicavano ai più piccoli; era sbagliato? Ma allora lo si poteva fare perché le famiglie erano numerose. In casi come questi di babysitteraggio i nostri anziani meritano più riconoscenza e, in caso di necessità, aiuto. Perciò, se dobbiamo rallegrarci di questo rapporto, dobbiamo anche prenderlo, come si dice normalmente, con le pinze per quanto riguarda il numero dei figli che una famiglia potrebbe avere.
Sarebbe meglio auspicare che lo Stato si interessasse maggiormente delle famiglie numerose perché le stesse sono le prime scuole di vita. Mentre i nonni, pur interessandosi dei nipotini, non facciano i genitori bis, ma abbiano tempo anche per loro.

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domenica, marzo 16, 2008

 

Lavoro e politica

Ho sofferto per i fatti dell’Officina di Bellinzona perché molti lavoratori della stessa abitano entro i confini della mia parrocchia. Di alcuni ho benedetto il matrimonio, battezzato i bambini, e ogni anno faccio la prima comunione e la cresima ai loro figli, ho sepolto i loro genitori magari operai anch’essi nella stessa Officina.
Li ho visti entrare parecchie volte incolonnati e ho spesso immaginato il loro duro lavoro. Domenica scorsa durante l’Eucarestia con l’intera Comunità ho pregato per loro. Ma non ho partecipato a nessuna manifestazione anche se le sirene con la loro voce stridula mi hanno più volte chiamato.
Perché?
Non me la sono sentita di aderire a cortei che avrebbero dovuto essere tenuti anni fa. Infatti questo risultato poteva essere previsto da oltre un decennio, e nessuno si è mosso. Si è dato spago ad una politica liberista, nessuno l’ha veramente valutata nel suo impatto nazionale e regionale, ed oggi ci si mobilita perché si stanno raccogliendo i frutti “mortiferi”. Dove erano le nostre autorità e chi ha votato i paladini di questa politica? Adesso tutti in piazza con il pericolo di cadere nella tentazione del “c’ero anch’io”, e di darsi visibilità perché le votazioni comunali sono vicine.
Vedo striscioni e frasi che cavalcano manifestazioni di carattere populista. È giusto esprimere il proprio dolore per delle famiglie rimaste senza lavoro, ma sarebbe stata più necessaria una progettazione tempestiva e innovativa per parare i colpi di uno scenario-annunciato. Si spera solo che, terminati i momenti emotivi, inizino gli studi costruttivi. Delle idee ce ne sono, i bisogni non mancano, è necessario che dopo aver assicurato ai disoccupati il necessario lavoro non lontano dalle loro famiglie, politici e tecnici affrontino seri progetti che non possono essere quelli del ritorno al passato, ma aperti ad un rinnovato avvenire.

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