domenica, febbraio 20, 2011
C'è politica e politica
Da tempo si infittiscono gli incontri e gli scontri politici in vista delle elezioni cantonali. Nel Ticino, per il momento, vi è una pace invidiabile tra partiti e chiese e non saranno le elezioni che la romperanno. Ma stando a quanto pubblicato sulla rivista "Voce evangelica" (n. 2, febbraio 2011) nella Svizzera interna "Sinistra e destra (sono) contro le chiese".
La sinistra sarebbe rappresentata dai giovani socialisti che dichiarano: "Le chiese possono essere un valido partner nella lotta contro il razzismo, nella politica sull'asilo e a favore della giustizia sociale, ma il fatto religioso deve restare privato e lo Stato non deve favorire nessuna confessione".
La destra sarebbe rappresentata all'Udc nazionale che afferma: "Le prese di posizioni unilaterali e ideologicamente di sinistra dei rappresentanti delle chiese sono un pericolo per la tradizione occidentale-cristiana". Inoltre, il presidente dell'Udc rincalza: "Noi siamo consapevoli della cura con cui le chiese si occupano dei loro membri. Si tratta di un contributo importante per la società. D'altronde - e proprio per non mettere in pericolo questo impegno - l'Udc è favorevole a una netta divisione tra chiesa e stato". Come si vede le critiche sono simili, ma le ragioni sono diverse.
Personalmente ho sempre ritenuto che bisogna distinguere tra politica e partitica. È costitutivo per le chiese il fare politica, intesa come azione in favore della polis (della città), non è compito delle chiese immischiarsi nella vita dei partiti. Ma con la stessa rivista evangelica riteniamo che quando si relegano le chiese al solo ambito privato, escludendole dalla sfera sociale e politica di uno stato, per Willy Spiller (teologo cattolico e membro del partito socialista) "è in gioco la libertà di predicazione"; è impossibile, afferma questo teologo, epurare il messaggio cristiano da ogni aspetto politico, perché la lotta per promuovere valori come la giustizia, la pace, la salvaguardia del creato hanno spesso coinciso con il messaggio evangelico.
La sinistra sarebbe rappresentata dai giovani socialisti che dichiarano: "Le chiese possono essere un valido partner nella lotta contro il razzismo, nella politica sull'asilo e a favore della giustizia sociale, ma il fatto religioso deve restare privato e lo Stato non deve favorire nessuna confessione".
La destra sarebbe rappresentata all'Udc nazionale che afferma: "Le prese di posizioni unilaterali e ideologicamente di sinistra dei rappresentanti delle chiese sono un pericolo per la tradizione occidentale-cristiana". Inoltre, il presidente dell'Udc rincalza: "Noi siamo consapevoli della cura con cui le chiese si occupano dei loro membri. Si tratta di un contributo importante per la società. D'altronde - e proprio per non mettere in pericolo questo impegno - l'Udc è favorevole a una netta divisione tra chiesa e stato". Come si vede le critiche sono simili, ma le ragioni sono diverse.
Personalmente ho sempre ritenuto che bisogna distinguere tra politica e partitica. È costitutivo per le chiese il fare politica, intesa come azione in favore della polis (della città), non è compito delle chiese immischiarsi nella vita dei partiti. Ma con la stessa rivista evangelica riteniamo che quando si relegano le chiese al solo ambito privato, escludendole dalla sfera sociale e politica di uno stato, per Willy Spiller (teologo cattolico e membro del partito socialista) "è in gioco la libertà di predicazione"; è impossibile, afferma questo teologo, epurare il messaggio cristiano da ogni aspetto politico, perché la lotta per promuovere valori come la giustizia, la pace, la salvaguardia del creato hanno spesso coinciso con il messaggio evangelico.
Etichette: partitica, politica
domenica, ottobre 24, 2010
Machiavellici?
Mi è particolarmente piaciuto, in uno degli ultimi numeri de il Caffé, un articolo del mio dirimpettaio (come Dario Robbiani si chiamava quando scriveva sulla colonna accanto all'etic(hett)a) il prof. Angelo Rossi. Ivi l'illustre accademico stigmatizzava quei partiti che, per scopi elettorali, soffiano sul fuoco del razzismo che, purtroppo, è vivo in una percentuale troppo alta della nostra popolazione. Rossi portava come esempio la lotta contro i frontalieri dicendo, a chiare lettere, che i capipopolo di questi razzisti sanno benissimo che la nostra economia sarebbe in ginocchio se non avessimo non solo le loro braccia, ma soprattutto le loro persone che quotidianamente passano "la ramina". Questa fobia antifrontalieri è un chiaro esempio di partitica (ricerca del potere del proprio gruppo) che prevale sulla politica (bene della cittadinanza).
Di fronte a questo fatto, che non ho paura di definire aberrante, mi domando: una persona che vuole privilegiare in politica un comportamento etico come deve comportarsi? Disapprovare e distanziarsi da quelle pretestuose e faziose idee di simili partitanti (non possiamo definirli politici) è il minimo che possa fare.
Disapprovare è un dovere. Ma è mai possibile che queste persone, maestri di cattivi insegnamenti, non siano quasi mai tacciati come menzogneri? I cittadini semplici ed onesti devono sentire non solo altre campane, ma devono avere il coraggio di chiaramente e pubblicamente condannare chi inietta simili veleni nel tessuto sociale. Distanziarsi, perché una persona con senso etico (soprattutto un cristiano che vuole vivere la morale evangelica di fratellanza) non può militare in queste file senza etica e senza carità.
Qualcuno, a questo punto, mi sfodererà l'antico ritornello: "la Chiesa non deve fare politica". Frase assurda propria di chi, da sempre, confonde la politica (nobile arte del governare la polis) con quel tipo di partitica che ha di mira solo il partito, calpestando uomini e verità soprattutto quando le elezioni si avvicinano.
Ma speculare e fomentare istinti xenofobi per aumentare il potere del proprio partito non è aberrante?
Di fronte a questo fatto, che non ho paura di definire aberrante, mi domando: una persona che vuole privilegiare in politica un comportamento etico come deve comportarsi? Disapprovare e distanziarsi da quelle pretestuose e faziose idee di simili partitanti (non possiamo definirli politici) è il minimo che possa fare.
Disapprovare è un dovere. Ma è mai possibile che queste persone, maestri di cattivi insegnamenti, non siano quasi mai tacciati come menzogneri? I cittadini semplici ed onesti devono sentire non solo altre campane, ma devono avere il coraggio di chiaramente e pubblicamente condannare chi inietta simili veleni nel tessuto sociale. Distanziarsi, perché una persona con senso etico (soprattutto un cristiano che vuole vivere la morale evangelica di fratellanza) non può militare in queste file senza etica e senza carità.
Qualcuno, a questo punto, mi sfodererà l'antico ritornello: "la Chiesa non deve fare politica". Frase assurda propria di chi, da sempre, confonde la politica (nobile arte del governare la polis) con quel tipo di partitica che ha di mira solo il partito, calpestando uomini e verità soprattutto quando le elezioni si avvicinano.
Ma speculare e fomentare istinti xenofobi per aumentare il potere del proprio partito non è aberrante?
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