domenica, ottobre 18, 2009
Missio
Oggi nella Chiesa cattolica si celebra la Domenica missionaria. Un tempo era forse più sentita, nelle parrocchie si invitava un missionario o un ex missionario che parlava delle sue avventure con i “negretti” e raccomandava generosa offerta per la sua missione. Nella predicazione si insisteva sul dovere della Chiesa di portare il Vangelo in terre lontane. Oggi si fa una manifestazione diocesana, improntata più alla sensibilizzazione che non alla propaganda, comunque la festa offre qualche riflessione. Anni fa, partivano anche dai nostri paesi dei missionari che andavano in Africa, in Asia a portare il Vangelo perché in quelle regioni si trattava di impiantare una Chiesa e di offrire i necessari sacerdoti per l’evangelizzazione. Oggi di missionari non ne partono quasi più, per la scarsezza delle vocazioni. Arrivano piuttosto dei sacerdoti di colore dalle terre africane per aiutare i nostri sacerdoti ormai pochi ed anziani. Si sono invertite le parti. Se una volta si aiutavano i “negretti” e si offriva loro una religione diversa da quella dei loro padri, oggi sono i sacerdoti di colore che vengono nei nostri paesi per aiutarci a vivere la nostra religione; arrivano ricchi di una cultura, iscritti nelle nostre facoltà teologiche e ben lontani da essere i discendenti di quelle persone analfabete che gli antichi missionari raccoglievano nelle loro scuole in capanne. Hanno dei titoli e approfondiscono studi con i nostri seminaristi.
Ma vi è un altro problema: sta prendendo piede una teologia delle varie religioni che cerca di dimostrare come tutte le religioni portano a Dio. Con questo non si vuol negare la validità né del cristianesimo né delle sue missioni, ma si vuol riflettere su un certo tipo di missionarietà non rispettoso delle tradizioni e degli usi di altri popoli.
Noi sappiamo che la Chiesa, nei secoli, più volte ha imposto il Vangelo entrando in contraddizione con lo stesso messaggio, che è messaggio di libertà. Oggi la stessa Chiesa si interroga e, pur proponendo il suo messaggio a tutti i popoli, è molto più restia ad usare dei mezzi che abbiano soltanto l’ombra della coercizione. Infine ci chiediamo come mai, dopo tanti anni di missione, in certe terre esiste ancora una estrema povertà e ci sono guerre tribali; forse perché la predicazione del Vangelo non è andata a pari passo con la realizzazione di una giustizia sociale.
Ma vi è un altro problema: sta prendendo piede una teologia delle varie religioni che cerca di dimostrare come tutte le religioni portano a Dio. Con questo non si vuol negare la validità né del cristianesimo né delle sue missioni, ma si vuol riflettere su un certo tipo di missionarietà non rispettoso delle tradizioni e degli usi di altri popoli.
Noi sappiamo che la Chiesa, nei secoli, più volte ha imposto il Vangelo entrando in contraddizione con lo stesso messaggio, che è messaggio di libertà. Oggi la stessa Chiesa si interroga e, pur proponendo il suo messaggio a tutti i popoli, è molto più restia ad usare dei mezzi che abbiano soltanto l’ombra della coercizione. Infine ci chiediamo come mai, dopo tanti anni di missione, in certe terre esiste ancora una estrema povertà e ci sono guerre tribali; forse perché la predicazione del Vangelo non è andata a pari passo con la realizzazione di una giustizia sociale.
Etichette: chiesa, missionari, missione
lunedì, agosto 24, 2009
Pensieri positivi
Anche se queste note sono poco lette e minimamente commentate, riprendo a riportare anche qui le mie Etich(ett)e del settimanale "il Caffè".
Non essendo, in questo periodo, capitato nulla di “etichettabile” riprendo il tema Chiesa. Nelle ultime puntate abbiamo parlato della crisi del cristianesimo in Europa e negli Stati Uniti, ma è giusto vedere anche i semi di bene, i motivi di speranza che pur esistono nel campo religioso. Ne accenno due: i movimenti moderni e le parrocchie vive. I movimenti riprendono esperienze già in atto nel medioevo quando iniziarono i così detti Terz’Ordini. Ora, come allora, ci si ispira ad un fondatore carismatico e si sviluppa una spiritualità forte ed uno spirito comunitario intenso. Sono delle vere scuole di formazione e, in quanto tali, curano molto l’istruzione religiosa dei propri membri e lo spirito comunitario che li unisce.
Le parrocchie vive non mancano, dove tutto non ruota attorno al parroco ma vi è una distribuzione di ruoli nei quali sono impegnate molte persone. La loro presenza è capillare sul territorio, prestano il loro servizio e fanno le loro proposte a tutti, sviluppando un grande spirito di missionarietà.
Dato che ambedue queste istituzioni spesso convivono sullo stesso territorio, è indispensabile che vi sia collaborazione. In merito ho un ricordo personale: diversi anni fa trovandomi per una settimana in un centro torinese dove era in vacanza il cardinale Michele Pellegrino - arcivescovo di Torino, uno dei più illustri padri conciliari - durante un pranzo, parlammo delle parrocchie e dei movimenti. Il cardinale mi disse che per la sua diocesi erano ambedue delle ricchezze, che dovevano lavorare insieme per diffondere il Vangelo; le parrocchie raggiungendo il massimo numero possibile di persone lontane con una grande apertura, i movimenti con un’opera formativa forte evitando però possibili chiusure. Ho sempre ritenuto che P. Michele (così lo chiamavano i suoi diocesani) avesse ragione. Solo attraverso questa collaborazione ci sarà un’azione incisiva di spiritualizzazione per una società come la nostra che ne ha immensamente bisogno. Questi semi di speranza sono destinati a crescere ed aumentare, se tutte e due le istituzioni citate riconoscono l’importanza reciproca e si sforzano di collaborare.
Non essendo, in questo periodo, capitato nulla di “etichettabile” riprendo il tema Chiesa. Nelle ultime puntate abbiamo parlato della crisi del cristianesimo in Europa e negli Stati Uniti, ma è giusto vedere anche i semi di bene, i motivi di speranza che pur esistono nel campo religioso. Ne accenno due: i movimenti moderni e le parrocchie vive. I movimenti riprendono esperienze già in atto nel medioevo quando iniziarono i così detti Terz’Ordini. Ora, come allora, ci si ispira ad un fondatore carismatico e si sviluppa una spiritualità forte ed uno spirito comunitario intenso. Sono delle vere scuole di formazione e, in quanto tali, curano molto l’istruzione religiosa dei propri membri e lo spirito comunitario che li unisce.
Le parrocchie vive non mancano, dove tutto non ruota attorno al parroco ma vi è una distribuzione di ruoli nei quali sono impegnate molte persone. La loro presenza è capillare sul territorio, prestano il loro servizio e fanno le loro proposte a tutti, sviluppando un grande spirito di missionarietà.
Dato che ambedue queste istituzioni spesso convivono sullo stesso territorio, è indispensabile che vi sia collaborazione. In merito ho un ricordo personale: diversi anni fa trovandomi per una settimana in un centro torinese dove era in vacanza il cardinale Michele Pellegrino - arcivescovo di Torino, uno dei più illustri padri conciliari - durante un pranzo, parlammo delle parrocchie e dei movimenti. Il cardinale mi disse che per la sua diocesi erano ambedue delle ricchezze, che dovevano lavorare insieme per diffondere il Vangelo; le parrocchie raggiungendo il massimo numero possibile di persone lontane con una grande apertura, i movimenti con un’opera formativa forte evitando però possibili chiusure. Ho sempre ritenuto che P. Michele (così lo chiamavano i suoi diocesani) avesse ragione. Solo attraverso questa collaborazione ci sarà un’azione incisiva di spiritualizzazione per una società come la nostra che ne ha immensamente bisogno. Questi semi di speranza sono destinati a crescere ed aumentare, se tutte e due le istituzioni citate riconoscono l’importanza reciproca e si sforzano di collaborare.
Etichette: chiesa, semi di bene, speranza
domenica, luglio 19, 2009
Chiesa e laicato.
Anche gli altri anni d’estate, se non c’erano degli argomenti di attualità per queste etichette, cercavo di seguire un filone. Quest’anno, per alcune puntate, ho scelto di parlare della Chiesa; alcune le abbiamo già lette. Quest’oggi vorrei parlare del laicato. A me sembra che, da diversi anni, ci si trova di fronte ad una situazione che definirei di asfissia del laicato, in parte attribuibile al fatto che i laici considerano la Chiesa come un’istituzione la cui responsabilità è in mano soltanto alla gerarchia. Loro si ritengono, non i costruttori delle comunità ecclesiali, ma gli usufruttuari di quello che la gerarchia amministra: i sacramenti, l’istruzione religiosa. Bisogna dire - a scusa di questo tipo di laicato - che questa asfissia, in parte, è anche attribuibile alla poca libertà di parola che frequentemente si riscontra nelle comunità ecclesiali. Basta pensare che il diritto canonico impone un Consiglio presbiterale formato soltanto da preti rappresentanti di religiosi e lascia la libertà ai vescovi di avere un Consiglio pastorale formato sempre da preti e da laici. Questo fatto è già abbastanza indicativo; se poi si aggiunge che questo consiglio ha soltanto voce consuntiva vuol dire che i laici nella Chiesa hanno veramente un ruolo di seconda mano. Personalmente ritengo che il laico debba prendere coscienza della responsabilità che gli deriva dal battesimo, sacramento che lo fa sacerdote, cioè persona sacra, anche se con ruoli diversi dal sacerdozio ministeriale. È soprattutto importante che il laicato faccia sentire chiaramente le sue esigenze, le discuta in momenti e spazi di incontro, di dialogo, senza incontrare difficoltà. Soltanto così, quando i laici si organizzano per dire la loro, e si immettono nelle comunità con dei servizi da loro stessi gestiti in piena autonomia, avremo una “Ecclesìa” partecipata. Il cardinale Carlo Maria Martini diceva che il compito della gerarchia non era quello di guidare il laicato, ma di stimolarlo; soprattutto non aveva il dovere di censurare. Ecco perché io credo che al Consiglio pastorale diocesano e agli altri consigli (penso soprattutto a quello parrocchiale), non si devono presentare problemi da risolvere ma si deve chiedere quali sono i problemi che devono essere risolti. Si stimolino i laici a fare delle indagini per vedere quali sono le necessità ed insieme si cerchino le soluzioni, altrimenti si arrischia di presentare un problema nel quale è già nascosta la soluzione, soltanto per avere un avvallo già scontato. Questo non significa partecipazione.
domenica, giugno 28, 2009
La Chiesa e il papato
Domani è la festa dei santi Pietro e Paolo. Per i cattolici questa festa richiama un discorso sul papa e sul papato. Che oggi questo discorso sia problematico nessuno lo può negare, anche per le persone più fedeli, starei per dire più papiste.
Un teologo spagnolo, José Maria Castillo, scrive: “Non c’è dubbio che l’esercizio del papato sia estremamente difficile. Benedetto XVI dice di sentirsi solo e, anni fa, Paolo V e Giovanni Paolo II avevano chiesto aiuto ai vescovi e ai teologi per cercare nuovi modi di esercitare il ministero di Pietro, cioè il papato. Il problema di fondo non risiede principalmente nella persona del papa, se è conservatore o progressista, di questa o di quella tendenza... ma nell’incarico in quanto tale, vale a dire, nella modalità e nella forma che il papato ha finito per assumere. Nella Chiesa cristiana questa modalità e forma hanno avuto aspetti diversi. L’attuale supremazia del vescovo di Roma su tutti gli altri vescovi dovrebbe teologicamente appoggiarsi sul testo evangelico di Matteo 16, 18-19. Ma il grande teologo Ive Congar scrive: Si sa che anche questo testo che ora si applica al primato di Pietro, in tutto il medioevo veniva riferito ai dodici apostoli, ed era letto durante la cerimonia di ordinazione dei vescovi. Si aveva coscienza che gli apostoli avevano ricevuto lo stesso onore e la stessa potestà di Pietro".
Fu dopo, soprattutto sotto Gregorio VII (1073), che si prese la decisione più importante della storia del papato, quella di concentrare tutto il potere nelle mani del vescovo di Roma. Una decisione che si rafforzò nei secoli seguenti, soprattutto a partire da Innocenzo III, e dalla quale i teologi stabilirono la teoria della pienezza di potestà cioè, in pratica, del papa come padrone assoluto, non solo della Chiesa, ma anche del mondo. Il Concilio Vaticano II ha dichiarato che il papa ha una potestà piena, suprema e universale nella Chiesa, ma, aggiungendo immediatamente, che anche l’episcopato mondiale insieme al papa detiene questa potestà, senza tuttavia specificare come armonizzare nella pratica questi due poteri. Per cui una riforma del papato si prospetta di là da venire.
Un teologo spagnolo, José Maria Castillo, scrive: “Non c’è dubbio che l’esercizio del papato sia estremamente difficile. Benedetto XVI dice di sentirsi solo e, anni fa, Paolo V e Giovanni Paolo II avevano chiesto aiuto ai vescovi e ai teologi per cercare nuovi modi di esercitare il ministero di Pietro, cioè il papato. Il problema di fondo non risiede principalmente nella persona del papa, se è conservatore o progressista, di questa o di quella tendenza... ma nell’incarico in quanto tale, vale a dire, nella modalità e nella forma che il papato ha finito per assumere. Nella Chiesa cristiana questa modalità e forma hanno avuto aspetti diversi. L’attuale supremazia del vescovo di Roma su tutti gli altri vescovi dovrebbe teologicamente appoggiarsi sul testo evangelico di Matteo 16, 18-19. Ma il grande teologo Ive Congar scrive: Si sa che anche questo testo che ora si applica al primato di Pietro, in tutto il medioevo veniva riferito ai dodici apostoli, ed era letto durante la cerimonia di ordinazione dei vescovi. Si aveva coscienza che gli apostoli avevano ricevuto lo stesso onore e la stessa potestà di Pietro".
Fu dopo, soprattutto sotto Gregorio VII (1073), che si prese la decisione più importante della storia del papato, quella di concentrare tutto il potere nelle mani del vescovo di Roma. Una decisione che si rafforzò nei secoli seguenti, soprattutto a partire da Innocenzo III, e dalla quale i teologi stabilirono la teoria della pienezza di potestà cioè, in pratica, del papa come padrone assoluto, non solo della Chiesa, ma anche del mondo. Il Concilio Vaticano II ha dichiarato che il papa ha una potestà piena, suprema e universale nella Chiesa, ma, aggiungendo immediatamente, che anche l’episcopato mondiale insieme al papa detiene questa potestà, senza tuttavia specificare come armonizzare nella pratica questi due poteri. Per cui una riforma del papato si prospetta di là da venire.
Etichette: chiesa, episcopato, papato. Pietro e Paolo
domenica, giugno 07, 2009
Ricordo della nostra chiesa.
Non vorrei che questa etic(hett)a interessasse solo i bellinzonesi perché parla di una chiesa di questa città, quella del Sacro Cuore di via Varrone. Settanta anni fa, i frati cappuccini rilevarono un progetto dell’arciprete di Bellinzona di allora, don Giacomo Giorgi, di costruire, nella zona nord, una chiesa. Essendo l’unica città dove i Cappuccini ticinesi non avevano una sede, accettarono l’invito e commissionarono al giovane architetto Rino Tami, coadiuvato dal fratello Carlo, di progettare una chiesa nei paraggi dell’attuale piazza Mesolcina. Gli architetti Tami convinsero i frati a spostarla più a nord anzi, secondo la loro volontà, l’avrebbero costruita ai confini fra Bellinzona ed Arbedo, perché prevedevano un ingrandimento in quella zona. I frati comperarono terreni per cinque franchi al metro dalla famiglia di agricoltori Christen. Gli architetti Tami edificarono una bellissima costruzione che fu portata a termine soprattutto dal più giovane Rino. Il concetto era quello di costruire tutto con i nostri materiali, quindi il granito della valle Riviera, un cotto che ricopre tutto l’interno uscito da fornaci del mendrisiotto, banchi ed altare in legno dei nostri monti. Anche gli artisti che furono chiamati a condecorare la chiesa dovevano essere ticinesi. La bella “Via Crucis” di Guido Gonzato, dipinta su quattordici affreschi che ornano tutta l’aula assembleare, un crocefisso di Remo Rossi che suscitò tali critiche da essere poi asportato ed ora orna la tomba della famiglia Resinelli, quattro evangelisti sulla facciata del porticato, pure di Remo Rossi. La chiesa fu consacrata dal vescovo Jelmini e, pur non essendo parrocchia, venne subito frequentata dalla popolazione del quartiere. Da bambino feci anch’io il chierichetto di questa chiesa, dove conobbi dei frati eccezionali, come il superiore di allora P. Bernardo Rampini e il mitico fra Giovanni Bernasconi, per i bellinzonesi “ul fra Giovannin”, che andava ancora alla questua per sfamare i frati che vivevano soltanto delle elemosine raccolte in chiesa. Il vescovo Ernesto Togni nel 1983 eresse la Parrocchia ed oggi, quel quartiere semi-deserto, è diventato molto popolato ed in continua crescita. Se ricordo questa chiesa, della quale sono il primo parroco, non è per portare sulla stampa una realizzazione che comunque onora i frati che l’hanno voluta e la città che la ospita, perché è un degno monumento artistico, ma per dire come si può essere previdenti nel costruire dei luoghi sacri là dove si prevede che la popolazione, aumentando, avrà bisogno di una assistenza spirituale costante.
Etichette: artisti, chiesa, consacrazione, Sacro Cuore
domenica, maggio 11, 2008
Antonio Rosmini in Ticino
Prossimamente a Lugano (Biblioteca Salita dei Frati, 20 maggio 2008), vi sarà un convegno su Antonio Rosmini. Molti dei miei lettori diranno: chi è costui? È un sacerdote di Rovereto (Trentino), nato nel 1797 e morto a Stresa (Lago Maggiore), ottimo filosofo e scrittore. Alcune sue opere sono state condannate dalla Chiesa cattolica che si è poi ricreduta e, nel novembre scorso, lo ha dichiarato beato, quindi un modello di vita cristiana, meritevole di venerazione.
Fra le opere condannate, poi riabilitate, la più famosa fu stampata a Lugano e porta il titolo, Le cinque piaghe della Chiesa. Le vogliamo enumerare, non solo per conoscere la Chiesa dei suoi tempi, ma perché possiamo constatare come - purtroppo - queste cinque piaghe non sono rimarginate.
- La divisione del popolo e del clero nel culto pubblico. Anche se ora le nostre assemblee sono più partecipate siano ancora lontani da celebrazioni vive e coinvolgenti.
- L’insufficiente educazione del clero inferiore. Teoricamente superata, praticamente ci sono troppi sacerdoti che parlano e scrivono in termini clericali, incomprensibili alla massa dei fedeli.
- La disunione dei vescovi. Anche oggi ci sono vescovi progressisti e vescovi conservatori ad oltranza. Il caso di Coira di qualche anno fa è significativo in merito.
- La nomina dei vescovi in mano al potere laicale. Rosmini era suddito dell’Imperatore d’Austria che aveva il potere di accettare o rifiutare dei candidati all’episcopato. Oggi da noi non è più così, forse si potrebbe dire “la nomina dei vescovi che parte dal potere centrale” (Roma) senza coinvolgere sufficientemente le diocesi che dovranno governare.
- La servitù dei beni ecclesiastici. Rosmini che fondò delle scuole a Locarno e ad Intragna, si trovò confrontato con le leggi di soppressione dei conventi da parte delle autorità governative ticinesi, che con i beni degli stessi, ritenevano di poter sollevare le misere finanze cantonali.
Da queste sparute notizie avrete già capito che questo sacerdote-filosofo agì nel Ticino e prese parte a fatti di casa nostra. Non per nulla Stefano Franscini lo stimava come educatore.
Fra le opere condannate, poi riabilitate, la più famosa fu stampata a Lugano e porta il titolo, Le cinque piaghe della Chiesa. Le vogliamo enumerare, non solo per conoscere la Chiesa dei suoi tempi, ma perché possiamo constatare come - purtroppo - queste cinque piaghe non sono rimarginate.
- La divisione del popolo e del clero nel culto pubblico. Anche se ora le nostre assemblee sono più partecipate siano ancora lontani da celebrazioni vive e coinvolgenti.
- L’insufficiente educazione del clero inferiore. Teoricamente superata, praticamente ci sono troppi sacerdoti che parlano e scrivono in termini clericali, incomprensibili alla massa dei fedeli.
- La disunione dei vescovi. Anche oggi ci sono vescovi progressisti e vescovi conservatori ad oltranza. Il caso di Coira di qualche anno fa è significativo in merito.
- La nomina dei vescovi in mano al potere laicale. Rosmini era suddito dell’Imperatore d’Austria che aveva il potere di accettare o rifiutare dei candidati all’episcopato. Oggi da noi non è più così, forse si potrebbe dire “la nomina dei vescovi che parte dal potere centrale” (Roma) senza coinvolgere sufficientemente le diocesi che dovranno governare.
- La servitù dei beni ecclesiastici. Rosmini che fondò delle scuole a Locarno e ad Intragna, si trovò confrontato con le leggi di soppressione dei conventi da parte delle autorità governative ticinesi, che con i beni degli stessi, ritenevano di poter sollevare le misere finanze cantonali.
Da queste sparute notizie avrete già capito che questo sacerdote-filosofo agì nel Ticino e prese parte a fatti di casa nostra. Non per nulla Stefano Franscini lo stimava come educatore.
Etichette: chiesa, filosofo, Rosmini
domenica, marzo 09, 2008
Grazie
Ieri era la festa della donna. Con un giorno di ritardo, auguri e ringraziamenti. Sì, un grande grazie perché se riesco a fare tutto quello che tento di fare è grazie a tante donne collaboratrici. E quando parlo di “collaboratrici” non intendo “esecutrici”, ma persone con le quali si discute, si progetta, si lavora, sia nel campo religioso, sociale e bibliografico.
Parecchie donne si lamentano che non sia stata ancora raggiunta la parità dei sessi. Hanno ragione, a condizione che per questa parità non s’intenda una pura imitazione del modello maschile. Colpa di questa disuguaglianza permanente è anche di quelle oche giulive che nei vari canali della televisione italiana s’impegnano a mostrare quelle parti anatomiche che fanno la differenza fra uomo e donna.
Ma qualche passo verso l’uguaglianza si è fatto, almeno nel campo politico, da noi più negli esecutivi (cantonali e federali) che nei legislativi. Chi sa perché?
La Chiesa cattolica è - anche in questo campo - sempre in ritardo. Ma anche in questo orto è importante che le donne abbiano spazio e liberà, non controlli e paletti. Una volta c’erano le suore presenti in quasi ogni villaggio come maestre d’asilo, in tutti gli ospedali come infermiere. Se una ragazza voleva impegnarsi in quelle professioni doveva diventare suora. Oggi fortunatamente non è più così. Ma alla Chiesa cattolica le suore attive mancano. Per le contemplative (suore di clausura) qualche monastero chiude (S. Giuseppe a Lugano), altri scoppiano (San Giulio a Orta). Qualcuno continua a porsi la domanda: “Cosa fanno queste recluse in monasteri spesso inaccessibili?”. Una fra le tante risposte la dà Gesù: “Non di solo pane vive l’uomo”. Inoltre in una società opulenta e frenetica come la nostra, una testimonianza di povertà colma, silenzio e preghiera è valida anche per i non credenti che non hanno preconcetti.
Parecchie donne si lamentano che non sia stata ancora raggiunta la parità dei sessi. Hanno ragione, a condizione che per questa parità non s’intenda una pura imitazione del modello maschile. Colpa di questa disuguaglianza permanente è anche di quelle oche giulive che nei vari canali della televisione italiana s’impegnano a mostrare quelle parti anatomiche che fanno la differenza fra uomo e donna.
Ma qualche passo verso l’uguaglianza si è fatto, almeno nel campo politico, da noi più negli esecutivi (cantonali e federali) che nei legislativi. Chi sa perché?
La Chiesa cattolica è - anche in questo campo - sempre in ritardo. Ma anche in questo orto è importante che le donne abbiano spazio e liberà, non controlli e paletti. Una volta c’erano le suore presenti in quasi ogni villaggio come maestre d’asilo, in tutti gli ospedali come infermiere. Se una ragazza voleva impegnarsi in quelle professioni doveva diventare suora. Oggi fortunatamente non è più così. Ma alla Chiesa cattolica le suore attive mancano. Per le contemplative (suore di clausura) qualche monastero chiude (S. Giuseppe a Lugano), altri scoppiano (San Giulio a Orta). Qualcuno continua a porsi la domanda: “Cosa fanno queste recluse in monasteri spesso inaccessibili?”. Una fra le tante risposte la dà Gesù: “Non di solo pane vive l’uomo”. Inoltre in una società opulenta e frenetica come la nostra, una testimonianza di povertà colma, silenzio e preghiera è valida anche per i non credenti che non hanno preconcetti.
Etichette: chiesa, donna, grazie, testimonianza
