venerdì, dicembre 18, 2009

 

Natale s'avvicina

Siamo in avvento; già il nome dice “venuta” e quindi “attesa”. Il Natale, alle nostre latitudini, resta la festa più attesa dell’anno. Mantiene in sé dei momenti magici che le persone intelligenti vogliono conservare per tramandare. Disprezzare questi momenti (quello dei doni, degli auguri, delle visite) sarebbe perdita di civiltà più che di religiosità. Sono molte le tradizioni natalizie: ricordo quelle dei presepi e vi invito già fin d’ora a vederne parecchi nella mia chiesa del Sacro Cuore a Bellinzona. Ma uno dei momenti natalizi più attesi, per i cattolici, è la Messa di mezzanotte, celebrazione alla quale partecipano anche coloro che vanno in chiesa due o tre volte all’anno.
Possiamo scorgere in questa tradizione una radice ebraica, religione nella quale esiste un simbolismo che unisce in una sola quattro notte sante; la notte in cui venne creata la luce, la notte in cui Dio strinse alleanza con Abramo, la notte di Pasqua, e la notte della venuta del Messia. All’oscurità umana segue, in ognuna di queste notti, la luce divina.
Il cristianesimo ha ripreso tale simbolismo e lo fa rivivere nella notte di Pasqua e di Natale.
Al posto dell’Esodo pasquale ci sono la nascita e la risurrezione (o rinascita) di Gesù. E con quale intensità di luce già il cristianesimo originario abbia circondato la venuta del Messia ce lo dicono alcuni passi evangelici. Per l’evangelista Luca, Maria “diede alla luce (partorì) il suo primogenito”; gli angeli annunciarono ai pastori questa nascita “avvolti in una luce raggiante”, ed il vecchio Simeone, prese fra le braccia il Bambino dicendo: “I miei occhi hanno veduto la tua salvezza (o Signore) che hai preparato per tutti i popoli: luce per la rivelazione ai pagani (a noi loro discendenti), e gloria d’Israele suo popolo (agli Ebrei)”. Ecco perché anche l’albero di Natale, ricco di luci, può essere un bel simbolo di Cristo, albero della vita e “Luce delle genti”. Può essere soprattutto un invito a ciascuno di noi di essere alberi luminosi, ricchi di doni da offrire agli altri. Che la luce e la gioia del prossimo Natale inondi i vostri cuori; questo è il mio augurio.

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domenica, dicembre 14, 2008

 

Avventi

Siamo nel periodo dell’Avvento quindi, come dice la parola stessa, attesa per la venuta di qualcuno. Ma di chi? A questo interrogativo rispondono in modo diverso coloro che hanno una fede rispetto a coloro che non l’hanno. Senza dare giudizi di valore sulle persone, tentiamo di dare le due risposte.

Per il cristiano è l’Avvento di Gesù Cristo. Si ricorda il periodo della sua attesa quale portatore di doni spirituali, di pace e d’amore dei quali ne sentiamo interiormente il bisogno.
Questo Gesù che aspettiamo è un bambino povero che oggi si identifica in tutti i bisognosi. Non ha forse detto: “Qualsiasi cosa farete al più piccolo dei miei figli la farete a me?”. Da Gesù Bambino, nato in una grotta, andarono prima dei semplici pastori e lo riconobbero giacente in una mangiatoia.
Dopo i pastori andarono a lui i Re Magi, uomini alla ricerca di messaggi e di parole di verità e di vita. Il giorno della loro venuta si chiama “Epifania” che vuol dire “Bella manifestazione”.

Per coloro che non hanno fede, sarà l’Avvento del Babbo Natale. Lo si attende quale portatore di doni materiali, scelti accuratamente su liste preparate dai commercianti.
Questo Babbo Natale è un vecchio e ricco signore inventato dal commercio e porta doni meravigliosi ai ricchi come lui ma si dimentica dei poveri. Babbo Natale lo si trova nei negozi circondato da luci e da tante cose preziose, a lui si possono spedire lettere pretenziose per chiedere cose preziose.
Dopo il Babbo Natale arriva la Befana, donna vecchia e orrenda che porterà altri doni. Il suo nome “Befana” deriva da befania che significa “brutta manifestazione”.


Si tratta ora di decidere quale Avvento, quale personaggio, quali feste si vogliono scegliere.

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domenica, dicembre 16, 2007

 

Simboli

Ho deciso di dedicare tutte le etic(hett)e delle quattro domeniche di Avvento alla preparazione del Natale. Domenica scorsa ho parlato dei presepi. Oggi potrei aggiungere che, nei giorni scorsi, ho visitato il mercato degli “Oh bei, oh bei” a Milano e fra le migliaia di bancarelle che letteralmente circondano il Castello Sforzesco, ne ho trovato una sola che vendeva, fra le altre cose, anche presepi. Nel pomeriggio dello stesso giorno, sono andato alla Fiera dell’artigianato. Tre piani di stand, solo due luoghi con presepi: uno nel reparto Trentino-Alto Adige e l’altro nel reparto di Napoli. Cose belle, ma costosissime.
Lasciamo il presepio per l’albero. Sono nato in una famiglia cattolica, ma non ecumenica; erano gli anni che precedevano il Concilio Vaticano II. Mi avevano insegnato che il presepio era per i cattolici e l’albero per i protestanti; mi avevano anche detto che l’inventore dell’albero era stato Lutero. Non so se sia vero, ma se lo fosse aumenterebbe la mia stima per Lutero (quello degli inizi della Riforma), perché ha saputo portare nelle case un bel simbolo biblico.
L’albero è la concretizzazione delle profezie d’Isaia: “Spunterà un virgulto dalla radice di Jesse”. Questa virgulto è Gesù, discendente di Davide che era figlio di Jesse. E quante volte Gesù ha parlato dell’albero che nasce da un piccolo seme e, diventato tanto grande, permette agli uccelli di costruire sui suoi rami i loro nidi? E non si parla forse dell’albero della croce?
Ma perché l’albero di Natale prepari e adorni questa festa deve essere luminoso e ricco di doni. Tutto però deve essere spiegato ai bambini: “Quell’albero sei tu, è la tua vita che deve essere luminosa e generosa. Perciò i cioccolatini non sono per te, per rubacchiarli quando la mamma è assente, ma sono per offrirli a chi viene in casa durante le feste natalizie, accompagnati da un augurio”.
E perché non mettere sull’albero dei bigliettini con disegni e frasi augurali? Sotto l’albero mettiamo il presepio ma soprattutto se, ogni tanto, l’intera famiglia si radunasse per un canto e una preghiera, sarebbero l’ornamento più genuino e più bello.

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domenica, dicembre 02, 2007

 

Avventi

Questa domenica per le parrocchie di rito romano inizia l’Avvento, per quelle di rito ambrosiano è già iniziato da quindici giorni. Che cos’è questa “roba”? L’Avvento è il primo tempo dell’anno liturgico che prepara le feste natalizie e la domenica iniziale (questa) è per la Chiesa, il capodanno.
L’Avvento è caratterizzato dall’attesa, la sua spiritualità ha come centro il Signore che viene a portare la pace, la giustizia e l’amore. Il suo simbolo è la corona con le quattro candele da accendersi la sera in famiglia, una per settimana, in modo che a Natale tutta la corona è luminosa.
Questo è l’Avvento cristiano. Ma se ci guardiamo attorno non lo vediamo, perché scomparso sotto i pacchi e gli addobbi dell’Avvento commerciale. Per carità, non voglio condannare un tempo che permette ai commercianti di guadagnare, ma vorrei che i due tipi d’Avvento convivessero pacificamente, anzi che si aiutassero l’un l’altro. Come?
L’Avvento cristiano potrebbe suggerire all’Avvento economico di avere un occhio privilegiato per i poveri, di distribuire coi pacchi-dono dei volantini di opere sociali da aiutare, affinché il Natale non sia solo un ricevere, ma anche un dare.
L’Avvento economico potrebbe essere aiutato da quello cristiano privilegiando i simboli e le figure autentiche del Natale: il Bambino Gesù e non il Babbo Natale, i Re Magi e non la Befana. Ambedue possono collaborare a costruire dei presepi che trasmettano il messaggio natalizio con sincerità: nella mia chiesa, come gli altri anni, si stanno allestendo una trentina di presepi. Solo questa collaborazione dei due Avventi su diversi fronti darà alle prossime feste un carattere di autenticità.

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