domenica, maggio 02, 2010
Imparare ad amarsi
Qualche tempo fa su un marciapiede di Milano ho letto una scritta a caratteri cubitali fatta con un gessetto colorato che diceva: “Lucia, questo è il posto più bello di Milano, perché qui ti ho dato il primo bacio. Tuo Marco”. Veramente in mezzo ai palazzoni, quello non è un posto che si può definire “bello”, ma per quei due ragazzi, penso due adolescenti, è stato il posto della loro prima effusione affettiva. Quando vedo questi giovanissimi che si baciano per la strada, non provo quel sentimento di noia e di fastidio che qualche persona manifesta dicendo: “Che vadano a casa se vogliono fare queste porcherie”. Chi parla così, o non è stato giovane, o non ha saputo vivere i momenti dell’affettività giovanile. Purtroppo però questi giovani, alle volte, confondono l’amore per l’altra persona con la capacità di amare se stessi. In fondo, dicono gli psicologi con ragione, molti giovanissimi senza accorgersi si innamorano di se stessi perché scoprono in sé la capacità di aprirsi verso una persona di altro sesso. Questo può essere il primo passo, l’incentivo, ma poi guai a fermarsi lì. Bisogna che l’amore si trasformi in una profonda amicizia, anche critica, che sia accompagnato da un dialogo profondo e che non venga subito consumato con gesti più impegnativi. Se questo amore si ferma lì, bloccato nel piacere sessuale, questi adolescenti arrischiano di non conoscersi e di rimanere estranei, magari per diversi anni e poi, dopo una lunga convivenza, già stanchi l’uno dell’altro, decidono di sposarsi con un matrimonio senza nessuna garanzia di continuità. I giovani hanno quindi bisogno di un’educazione all’affettività responsabile. Scrivo questo perché da fonte fede-degna (docenti) vengo a sapere che in qualche nostra scuola superiore si tengono lezioni troppo tecniche senza insistere sulla sessualità come espressione di affettività responsabile.
Etichette: affettività, amicizia, amore, giovani
domenica, luglio 27, 2008
Ringraziamento
Sui giornali, nella pagina dei necrologi, spesso leggiamo trafiletti come questo: “Nell’impossibilità di ringraziare personalmente tutti coloro che hanno manifestato affetto e partecipazione in questa (triste) occasione con lettere, omaggi floreali, partecipazione, Sante Messe, offerte, si accomunano in questo ringraziamento, di tutti si serberà grato ricordo”.
Anch’io vorrei usare una formula simile per ringraziare le moltissime persone che mi hanno manifestato stima ed affetto in occasione dei miei 50 anni di Messa. Mi sarebbe troppo dispendioso scrivere personalmente a tutti, ma una menzione particolare devo dedicarla alle tre Comunità parrocchiali (Sacro Cuore, Collegiata e Carasso), al Municipio di Bellinzona, alla Corale Juventus e alla Civica Filarmonica della mia città.
Fra gli amici vorrei ricordare soprattutto quelli lontani dalla fede religiosa (e sono molti) che mi hanno scritto per ringraziarmi di aver fatto parecchia strada insieme in ambiti sociali e culturali, senza sentirsi a disagio. Si definiscono “agnostici in ricerca”, “esterni non estranei”, “compagni di viaggi nel servizio all’uomo”, “ricercatori della stessa spiritualità su strade diverse” ma in cammino verso un’unica meta. Alcuni mi hanno ringraziato per averli aiutati a scoprire i messaggi di “quel personaggio affascinante che si chiama Gesù di Nazaret”. Persone che ho incontrato anni fa, alcune perse di vista, ma per le quali i momenti vissuti insieme sono rimasti nella memoria e nel cuore. Persone che continuo ad incontrare, quasi quotidianamente, specie negli enti e associazioni laicali ai quali partecipo. Amici dai quali ho imparato molto, soprattutto tolleranza e rispetto, perciò sono io che devo ringraziare e non loro. Di questi e di tutti, veramente, serberò grato ricordo.
Etichette: amicizia, anniversario, necrologio, ricordo
domenica, marzo 30, 2008
Insieme
Bellinzona quest’anno ha vissuto una Pasqua eccezionale e per due motivi completamente diversi ma che stanno producendo lo stesso effetto socializzante: lo sciopero alle Officine e la partita della finale di coppa svizzera.
Di ambedue ne hanno parlato i giornali e diventa quasi superfluo riprendere l’argomento. Ma quando sono stato all’Officina a portare l’olivo e sono stato invitato a parlare ai presenti, ho percepito una corrente di sana complicità che animava tutti i presenti. Quel luogo, trasformato in un centro sociale, in una scuola di politica, ed anche in una chiesa di sofferenza e di speranza era ricchissimo di umanità. Non ho potuto andare a Berna perché, proprio durante la visita all’Officina, invitato sul palco a parlare, mi sono infortunato. Parecchi miei parrocchiani sono andati a dare il loro sostegno e mi hanno poi detto che è stato il viaggio dell’amicizia.
La squadra di calcio va bene, vince e convince, tanto da arrivare, pur militando in una serie cadetta, alle finali di coppa svizzera. Lo stadio si riempie e qualche volta sono andato anch’io a sostenere i colori bellinzonesi. Molti concittadini andranno sulle rive del Reno per la finale, con la speranza in cuore che il Bellinzona prevalga sul più blasonato Basilea. È il mio augurio. Ciò che mi piace sottolineare è il clima di simpatia che si è creato attorno a questa squadra da parte, non solo dei bellinzonesi, ma anche di altri ticinesi che ho sentito ripetere convinti: quest’anno se si vuol vedere del buon calcio bisogna andare a Bellinzona.
Purtroppo e per fortuna ci vogliono fatti come questi per far riscoprire la solidarietà e la gioia di stare insieme. Viviamo dunque un tempo pasquale di solidarietà, di grande umanità, di spiritualità nel senso di rinascita. voglia Dio che sia un tempo pasquale di fede che affratella gli uomini attorno al grande precetto cristiano dell’Amore. Come nella natura (la primavera), così nel cuore dell’uomo (miglioramento) e nelle società (fratellanza).
Di ambedue ne hanno parlato i giornali e diventa quasi superfluo riprendere l’argomento. Ma quando sono stato all’Officina a portare l’olivo e sono stato invitato a parlare ai presenti, ho percepito una corrente di sana complicità che animava tutti i presenti. Quel luogo, trasformato in un centro sociale, in una scuola di politica, ed anche in una chiesa di sofferenza e di speranza era ricchissimo di umanità. Non ho potuto andare a Berna perché, proprio durante la visita all’Officina, invitato sul palco a parlare, mi sono infortunato. Parecchi miei parrocchiani sono andati a dare il loro sostegno e mi hanno poi detto che è stato il viaggio dell’amicizia.
La squadra di calcio va bene, vince e convince, tanto da arrivare, pur militando in una serie cadetta, alle finali di coppa svizzera. Lo stadio si riempie e qualche volta sono andato anch’io a sostenere i colori bellinzonesi. Molti concittadini andranno sulle rive del Reno per la finale, con la speranza in cuore che il Bellinzona prevalga sul più blasonato Basilea. È il mio augurio. Ciò che mi piace sottolineare è il clima di simpatia che si è creato attorno a questa squadra da parte, non solo dei bellinzonesi, ma anche di altri ticinesi che ho sentito ripetere convinti: quest’anno se si vuol vedere del buon calcio bisogna andare a Bellinzona.
Purtroppo e per fortuna ci vogliono fatti come questi per far riscoprire la solidarietà e la gioia di stare insieme. Viviamo dunque un tempo pasquale di solidarietà, di grande umanità, di spiritualità nel senso di rinascita. voglia Dio che sia un tempo pasquale di fede che affratella gli uomini attorno al grande precetto cristiano dell’Amore. Come nella natura (la primavera), così nel cuore dell’uomo (miglioramento) e nelle società (fratellanza).
Etichette: amicizia, Bellinzona, Pasqua, simpatia, socialità
