domenica, aprile 10, 2011
Patria e dovere
Forse qualcuno leggerà questa Etic(hett)a quando già si conoscerà la composizione del nuovo consiglio di Stato. Ci sarà chi gioirà se corrisponderà al proprio voto, ci sarà chi si rattristerà se risulteranno elette persone che non ha votato; l'accettazione delle autorità in un sistema democratico è fonte di gioia o di dolore. Ma il cristiano come deve comportarsi con le autorità democraticamente elette? Noi uomini ci troviamo riuniti in una società dove la lingua, l'amicizia, la razza, il modo di vivere, la dipendenza e la responsabilità ci legano gli uni agli altri. L'organizzazione per eccellenza della società è lo Stato. Per quanto riguarda il nostro atteggiamento nei confronti della società organizzata, vale l'insegnamento della Sacra Scrittura: lealtà, cooperazione, obbedienza. "Ogni uomo deve sottomettersi a coloro che hanno autorità sopra di lui. Giacché non vi è autorità se non da Dio. Anche l'autorità costituita è da Dio". Che cosa significano queste parole di San Paolo? L'ubbidienza alle leggi della società (riguardanti i contratti, i diritti, le responsabilità, la circolazione stradale, ecc.) è un dovere di fronte a Dio. Non va inteso nel senso che Dio nomini i governanti. Ma Dio ha fatto l'uomo in modo tale che, non soltanto cresca nell'obbedienza ai genitori, ma viva anche serenamente nella comunità statale di cui fa parte, in leali rapporti con l'autorità che vi è stata scelta. Ne consegue ordine, pace e letizia, secondo lo Spirito di Dio. Il servizio alla patria può esigere sacrifici. In tempo di catastrofi, di epidemie o di aggressioni da parte del nemico, le forze di una comunità civile vengono mobilitate. Uomini danno la loro vita. Ci sentiamo più uniti che mai. Ed è proprio in casi di difficoltà sociali che il ruolo delle autorità diventa importante e la collaborazione dei cittadini alla loro azione indispensabile.
Etichette: governo, patria, unità
domenica, settembre 16, 2007
Comunità Ecumenica
Alcuni lettori mi hanno scritto approvando l’Etic(hett)a nella quale riportavo il pensiero di P. Haring in merito alla ricchezza spirituale delle varie Chiese, ma dicendomi che l’avevano trovata troppo difficile.
Oggi si celebra la Festa federale e da qualche anno questa ricorrenza è caratterizzata da una funzione ecumenica che si tiene a Bellinzona, quest’anno in Collegiata. In occasione di questa festa e di questa celebrazione, per facilitare il mio pensiero, riprendo la famosa frase di papa Giovanni XXIII:
“Cerchiamo ciò che ci unisce e non ciò che ci divide”.
Le varie Chiese cristiane hanno delle ricchezze che lungo i secoli hanno messo in evidenza. Le Chiese della Riforma la Bibbia, quella Ortodossa la liturgia, la Chiesa Cattolica la vita sacramentale. Valorizzare queste ricchezze è la giusta strada ecumenica. Sostenere solo la propria identità, arrogandosi il diritto in esclusiva di essere l’unica vera Chiesa di Cristo, è mettere delle barriere a questa strada.
Inoltre, è inutile nasconderlo, uno degli ostacoli all’unione è il “Servizio petrinio” (del Papa), non lo dico io, ma Giovanni Paolo II, e ne auspicava la revisione. Chi sa se i cardinali della Curia romana hanno riflettuto, quando hanno ribadito il diritto della Chiesa cattolica di definirsi l’unica Chiesa di Cristo, che non facevano un buon servizio alla revisione del servizio di Pietro.
È tipico di chi è in crisi insistere sulla propria identità, non sarà il riaffermare l’identità che ci toglierà dalla crisi. La strada maestra per raggiungere un ecumenismo che sia unità e non uniformità, sarà l’unione di tutte le forze spirituali per combattere uniti contro il materialismo.
Oggi si celebra la Festa federale e da qualche anno questa ricorrenza è caratterizzata da una funzione ecumenica che si tiene a Bellinzona, quest’anno in Collegiata. In occasione di questa festa e di questa celebrazione, per facilitare il mio pensiero, riprendo la famosa frase di papa Giovanni XXIII:
“Cerchiamo ciò che ci unisce e non ciò che ci divide”.
Le varie Chiese cristiane hanno delle ricchezze che lungo i secoli hanno messo in evidenza. Le Chiese della Riforma la Bibbia, quella Ortodossa la liturgia, la Chiesa Cattolica la vita sacramentale. Valorizzare queste ricchezze è la giusta strada ecumenica. Sostenere solo la propria identità, arrogandosi il diritto in esclusiva di essere l’unica vera Chiesa di Cristo, è mettere delle barriere a questa strada.
Inoltre, è inutile nasconderlo, uno degli ostacoli all’unione è il “Servizio petrinio” (del Papa), non lo dico io, ma Giovanni Paolo II, e ne auspicava la revisione. Chi sa se i cardinali della Curia romana hanno riflettuto, quando hanno ribadito il diritto della Chiesa cattolica di definirsi l’unica Chiesa di Cristo, che non facevano un buon servizio alla revisione del servizio di Pietro.
È tipico di chi è in crisi insistere sulla propria identità, non sarà il riaffermare l’identità che ci toglierà dalla crisi. La strada maestra per raggiungere un ecumenismo che sia unità e non uniformità, sarà l’unione di tutte le forze spirituali per combattere uniti contro il materialismo.

Etichette: ecumenismo, unità
