lunedì, gennaio 24, 2011

 

Poesia a me molto cara




    VALORE


Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.


Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.


Considero valore il vino finchè dura il pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.


Considero valore quello che domani non varrà più niente
e quello che oggi vale ancora poco.


Considero valore tutte le ferite.


Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere
in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.


Considero valore sapere in una stanza dov'è il nord,
qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.


Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.


Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore.


Molti di questi valori non ho conosciuto.


Erri De Luca 2002

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domenica, settembre 06, 2009

 

Impara l'arte

“Tutto è iniziato quasi per caso. Avevo fissato un appuntamento in un’osteria a Losone per incontrarmi con un viticoltore che voleva essere consigliato. Arrivo puntuale, ma lui non c’è. Mi siedo al tavolone al centro della stanza. Di fronte a me è seduto un uomo desideroso di conversare. Era un artista. Mi ha raccontato la sua storia, mi ha poi invitato nel suo studio ed io ho comperato il mio primo quadro”.
A raccontare è Mario Matasci, proprietario e responsabile della prestigiosa galleria Matasci di Tenero, che quest’anno compie quarant’anni di attività, e dell’omonima cantina, che ha reso famoso il Merlot ticinese in tutta la Svizzera. Qualche giorno dopo Erwin Sauter, l’artista incontrato nell’osteria, va a trovare Matasci nella sua cantina a Tenero. Si innamora di quegli spazi e chiede di organizzare un’esposizione delle sue opere in cantina. La mostra ha successo e a quella richiesta ne seguono altre, d’altri artisti che espongono e si esibiscono nei locali dove invecchia il Merlot. Otto anni più tardi viene inaugurata una sede prestigiosa nella bella Villa Jelmini, che oltre ad ispirare il nome di uno dei migliori vini della casa, ospita anche la nuova galleria dove vengono presentati artisti ticinesi e lombardi contemporanei e altri legati al movimento del Monte Verità (“Il vento del nord”). Nel giro di pochi anni esporre alla Matasci diventa una sorta di traguardo.
Come scrive Claudio Guarda, Mario Matasci “ha combattuto la sua battaglia di gallerista per rivendicare la libertà delle scelte personali, secondo la sua inclinazione e il suo sentire; non ha mai fatto un’esposizione perché dovuta, ha sempre fatto solo esposizioni sentite” (in “Arte a Tenero”, Tenero 1999).
“La mia è una scelta emotiva - mi aveva dichiarato Matasci nel 1991 in un’intervista apparsa il 7 dicembre sull’Eco di Locarno - sicuramente sbagliatissima perché il vero gallerista è quello che fiuta il vento, l’artista che va per la maggiore”. Ed è proprio questa visione autentica, spontanea e molto personale all’arte che ho sempre ammirato in Mario. La sua straordinaria collezione, che si può in parte ammirare su prenotazione ne “Il Deposito” a Riazzino (tel. 078 601 60 24), è intima e ben rappresenta la sua visione dell’esistenza. Chi la visita è spesso colpito dalla drammaticità e dalla tristezza espresse in quelle opere d’arte. Eppure Mario è un uomo che ama la vita. Come spiegare allora la scelta di opere che esprimono i drammi dell’esistenza, il mal di vivere? Ricordo, molti anni fa, quando Mario insistette perché visitassi una mostra sulla vanitas a Bergamo. Si trattava di opere che ricordavano in modo quasi ossessivo la caducità della nostra esistenza nei confronti dell’appuntamento finale con la morte. Ebbene, anche gli ottimisti realisti e intelligenti come Mario non sfuggono a questa consapevolezza. Nasce da qui l’ispirazione di presentare opere profonde, che fanno riflettere sul significato della nostra vita. È come se con le sue scelte Mario ci volesse comunicare che per lui l’arte è un momento di verifica di noi stessi. Tre quadri della sua collezione con tre donne protagoniste riassumono bene questa visione. Il primo è di Rolf Schürch e rappresenta una donna alla finestra, forse una prostituta, schifata dall’esistenza. Il secondo è di Kate Kollowitz e ritrae una madre sofferente ma rassegnata. Il terzo è di Francese e presenta una donna che piange disperata sulla strada perché ha perso tutto. Tre grandi opere e tre immagini purtroppo vere e reali della vita, imposte a una società che non ama riflettere sulle tragedie. Altri quarant’anni così, caro Mario.

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domenica, luglio 13, 2008

 

Arte e storia del nostro paese


Mi inserisco nel dibattito aperto dal quotidiano laRegione Ticino inerente la cura dei monumenti artistici perché, nella mia vita, ho dovuto interessarmi di diverse di queste opere, prima fra tutti la Madonna del Sasso durante il primo ciclo di restauri (1979-1982).
Per trovare un consenso dalle diverse parti, che dovrebbero essere interessate alla loro conservazione, si potrebbe invocare le radici cristiane che accomunano cattolici e laici. Indubbiamente queste radici esistono e hanno prodotto frutti artistici di indubbio valore. Pensiamo al patrimonio artistico del Ticino, cosa sarebbe senza monumenti come San Nicolao di Giornico e la chiesa di Mongo di Mario Botta, per citare due opere cronologicamente agli antipodi.
Ma preferisco puntare sulla sensibilità culturale comune che deve albergare in credenti e non credenti. Solo chi coltiva il culto dell’arte, del bello, del prezioso si sente in obbligo di salvaguardare i tesori artistici che possediamo. Coloro che invece sono insensibili a questi valori coltiveranno la polemica cercando di colpevolizzare chi ritiene proprietario incurante, quasi che questi valori non fossero patrimonio di tutti e quindi da tutti curati e valorizzati.
L’avvocato Barchi, per sostenere questo inderogabile impegno, parla di “imposta per la Chiesa”. La frase, per alcuni, legati a preconcetti e a egoismi, fa tremare le vene ed i polsi. Chi invece guarda al problema con occhio sereno, mette anche questa ipostesi sul tavolo della discussione, magari guardando all’otto per mille italiano, a meno che, essendo invenzione straniera, si ritiene che debba essere demonizzata a priori. Personalmente penso che mettere fra le eventuali opzioni, a cui destinare questa imposta, quella di “cura monumenti” (o qualcosa di simile) anche parecchi non credenti la sceglierebbero. Anni fa ne avevo già parlato con alcuni nostri politici, proponendo qualcosa di simile, anche per il sostegno del volontariato sociale. Affare da seguire con intelligenza e senza preconcetti. Le soluzioni possono essere diverse, lo scopo è unico: salvare il nostro patrimonio artistico culturale!

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