domenica, agosto 22, 2010
Libertà di religione
Nell'ultima etic(hett)a abbiamo parlato della verità e della salvezza che possono esistere nelle diverse religioni.
In questa vorrei trattare un altro problema, quello di riconoscere in altre religioni degli elementi positivi che possono essere incorporati dentro la propria fede. Per esempio: quando un cristiano crede di trovare nell'induismo elementi religiosi che l'aiutano e arricchiscono nel suo rapporto con Dio, non ha bisogno di lasciare il cristianesimo, può benissimo incorporare quegli elementi captati dalla propria sensibilità cristiana al suo vissuto cristiano.
Molto probabilmente nel riceverli li modifica e li adatta nel tempo stesso che questi influiscono, inevitabilmente, sull'insieme della sua vita cristiana. Se un indù nel suo contatto con il cristianesimo percepisce in Cristo una pienezza di rivelazione capace di portare il suo vissuto religioso a una certa crescita, potrà avvicinarsi a Cristo, captato secondo la sua sensibilità orientale, tanto diversa da quella europea, ma non dovrà abbandonare tutti gli elementi di verità che costituiscono la sua esperienza religiosa indù; la sua accettazione di Cristo rimarrà dentro la cultura della sua religione.
Non si tratta dunque di abbandonare una religione per convertirsi ad un'altra; la persona rimarrà di principio nella sua religione, ma assumerà elementi e dimensioni che arricchiscono il suo vissuto religioso. Ci potranno essere elementi incompatibili che esigono una decisione, ma ciò non costituirà la regola generale, bensì l'eccezione. Con ciò non voglio negare, né il valore delle conversioni (passaggio da una religione all'altra ritenuta più confacente alla propria vita), né il valore delle missioni intese come proposta del vangelo a persone che ancora non lo conoscono. Ma il tutto deve avvenire nel rispetto assoluto della libertà personale. La storia ci dice che tra i crimini più efferati vi fu l'imposizione religiosa e l'attualità parla ancora di delitti perpetrati contro chi vuole cambiare religione.
In questa vorrei trattare un altro problema, quello di riconoscere in altre religioni degli elementi positivi che possono essere incorporati dentro la propria fede. Per esempio: quando un cristiano crede di trovare nell'induismo elementi religiosi che l'aiutano e arricchiscono nel suo rapporto con Dio, non ha bisogno di lasciare il cristianesimo, può benissimo incorporare quegli elementi captati dalla propria sensibilità cristiana al suo vissuto cristiano.
Molto probabilmente nel riceverli li modifica e li adatta nel tempo stesso che questi influiscono, inevitabilmente, sull'insieme della sua vita cristiana. Se un indù nel suo contatto con il cristianesimo percepisce in Cristo una pienezza di rivelazione capace di portare il suo vissuto religioso a una certa crescita, potrà avvicinarsi a Cristo, captato secondo la sua sensibilità orientale, tanto diversa da quella europea, ma non dovrà abbandonare tutti gli elementi di verità che costituiscono la sua esperienza religiosa indù; la sua accettazione di Cristo rimarrà dentro la cultura della sua religione.
Non si tratta dunque di abbandonare una religione per convertirsi ad un'altra; la persona rimarrà di principio nella sua religione, ma assumerà elementi e dimensioni che arricchiscono il suo vissuto religioso. Ci potranno essere elementi incompatibili che esigono una decisione, ma ciò non costituirà la regola generale, bensì l'eccezione. Con ciò non voglio negare, né il valore delle conversioni (passaggio da una religione all'altra ritenuta più confacente alla propria vita), né il valore delle missioni intese come proposta del vangelo a persone che ancora non lo conoscono. Ma il tutto deve avvenire nel rispetto assoluto della libertà personale. La storia ci dice che tra i crimini più efferati vi fu l'imposizione religiosa e l'attualità parla ancora di delitti perpetrati contro chi vuole cambiare religione.
Etichette: conversione, libertà, religione
domenica, agosto 15, 2010
Le strade della Chiesa
Continuando il discorso sulla Chiesa che è il tema di queste mie etichette estive, credo che sia importante parlare della sua conversione. Sì, avete letto bene, la Chiesa deve convertirsi: vuol dire cambiare strada.
Personalmente non credo che la Chiesa sia su una strada sbagliata, ma constato che alle volte prende delle scorciatoie che forse la portano più lontano dalla strada principale che è il vangelo. Per esempio la scorciatoia dell'istituzionalizzazione in cui la Chiesa diventa il soggetto più importante, che invece di predicare il Regno di Dio aperto a tutta l'umanità si interessa di più dei suoi addetti, addirittura della sua struttura. Un'altra strada pericolosa per la Chiesa è quella dell'esclusivismo, cioè di credersi l'unica e assoluta depositaria della verità e della rivelazione, chiudendo l'azione di Dio dentro i propri confini invece di aprirsi e di lasciare a Dio la libertà di essere Dio.
Fu il Concilio Vaticano II che tentò di aprire i confini esclusivisti della Chiesa rifiutando, per esempio, quel assioma: "Fuori della Chiesa non vi è salvezza". Lo fece secondo le sue possibilità, quindi secondo una ricerca teologica dei suoi tempi, sostenuta da personalità di grande spessore. Oggi questa ricerca di apertura si spinge molto più avanti. Non si dice che chi è fuori dalla Chiesa può salvarsi perché inconsciamente fa parte della stessa, ma si ammette una salvezza più generalizzata. Questo non vuol dire rinunciare alla propria Chiesa, alla quale si crede profondamente, bensì ammettere che anche in altre religioni, non solo cristiane ma anche non cristiane, quindi non strutturate in Chiese, vi siano delle strade di salvezza.
Amare la propria Chiesa, la propria fede religiosa è un dovere ed è una gioia. Ma ciò non vuol dire assolutamente disprezzare, ignorare le altre Chiese e le altre religioni, ma vedere nelle stesse dei semi di verità, delle strade di giustizia e di amore che portano all'amore supremo che, per tutte le religioni e le chiese degne di questi nomi, è soltanto Dio.
Personalmente non credo che la Chiesa sia su una strada sbagliata, ma constato che alle volte prende delle scorciatoie che forse la portano più lontano dalla strada principale che è il vangelo. Per esempio la scorciatoia dell'istituzionalizzazione in cui la Chiesa diventa il soggetto più importante, che invece di predicare il Regno di Dio aperto a tutta l'umanità si interessa di più dei suoi addetti, addirittura della sua struttura. Un'altra strada pericolosa per la Chiesa è quella dell'esclusivismo, cioè di credersi l'unica e assoluta depositaria della verità e della rivelazione, chiudendo l'azione di Dio dentro i propri confini invece di aprirsi e di lasciare a Dio la libertà di essere Dio.
Fu il Concilio Vaticano II che tentò di aprire i confini esclusivisti della Chiesa rifiutando, per esempio, quel assioma: "Fuori della Chiesa non vi è salvezza". Lo fece secondo le sue possibilità, quindi secondo una ricerca teologica dei suoi tempi, sostenuta da personalità di grande spessore. Oggi questa ricerca di apertura si spinge molto più avanti. Non si dice che chi è fuori dalla Chiesa può salvarsi perché inconsciamente fa parte della stessa, ma si ammette una salvezza più generalizzata. Questo non vuol dire rinunciare alla propria Chiesa, alla quale si crede profondamente, bensì ammettere che anche in altre religioni, non solo cristiane ma anche non cristiane, quindi non strutturate in Chiese, vi siano delle strade di salvezza.
Amare la propria Chiesa, la propria fede religiosa è un dovere ed è una gioia. Ma ciò non vuol dire assolutamente disprezzare, ignorare le altre Chiese e le altre religioni, ma vedere nelle stesse dei semi di verità, delle strade di giustizia e di amore che portano all'amore supremo che, per tutte le religioni e le chiese degne di questi nomi, è soltanto Dio.
domenica, novembre 25, 2007
Disintegrazione
Qualche giorno fa un quotidiano titolava: “I mussulmani non si sentono i benvenuti”. Conosco dei mussulmani molto ben integrati nel nostro pese e non credo che questi non si sentano i benvenuti. Ma posso capire che altri lo siano, soprattutto quelli che fanno fatica ad accettare la nostra cultura. L’integrazione ha delle esigenze che coinvolgono tutte e due le parti: gli ospitanti e gli ospitati. Se certi svizzeri (un consigliere federale ed i suoi accoliti compresi) non vedono di buon occhio (per usare un eufemismo) tutti gli stranieri, specie quelli che ostentano modi di essere e di vivere diversi dai nostri, ci sono anche stranieri che sembrano fare di tutto per snobbare il paese che lo ospita; non per nulla ho parlato di “ostentazione”. Qualche tempo fa discutendo con un alto responsabile delle scuole cantonali, mi diceva delle richieste di dispense dalla ginnastica e dagli esami di maturità che possono svolgersi anche al sabato da parte di allievi di due religioni diverse. È chiaro che queste dispense, richieste anche con insistenza, non dimostrano una volontà integrativa in quell’ambito scolastico che dovrebbe costituire una comunità unita.
Ma lo stesso quotidiano segnalava il dramma delle nozze forzate che persone di altri paesi - oggi residenti fra noi - impongono alle proprie figlie. A due passi della mia chiesa (per questo motivo) qualche anno fa c’è stata una tragedia che parecchi lettori ricorderanno. In questo senso la nuova legge sugli stranieri, criticabilissima per certi versi, è utile quando prevede misure più efficaci contro questo malvezzo, ma forse va perfezionata e inasprita, in quanto la libertà di sposarsi è un sacrosanto diritto per ogni persona. Per la Chiesa cattolica un simile matrimonio è invalido, lo dovrebbe essere anche per lo Stato se si constata la mancanza di libertà.
Ma lo stesso quotidiano segnalava il dramma delle nozze forzate che persone di altri paesi - oggi residenti fra noi - impongono alle proprie figlie. A due passi della mia chiesa (per questo motivo) qualche anno fa c’è stata una tragedia che parecchi lettori ricorderanno. In questo senso la nuova legge sugli stranieri, criticabilissima per certi versi, è utile quando prevede misure più efficaci contro questo malvezzo, ma forse va perfezionata e inasprita, in quanto la libertà di sposarsi è un sacrosanto diritto per ogni persona. Per la Chiesa cattolica un simile matrimonio è invalido, lo dovrebbe essere anche per lo Stato se si constata la mancanza di libertà.
Etichette: integrazione, libertà, società
